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Nella nuova chiesa di Padre Pio - foto : La nuova chiesa di Padre Pio - Foto tratta da Wikipedia
La nuova chiesa di Padre Pio - Foto tratta da Wikipedia

Nella nuova chiesa di Padre Pio

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Chi non ha mai visitato San Giovanni Rotondo fa fatica a capire lo spirito di questo paese sulla montagna. Chi arriva quassù per la prima volta non impiega tanto tempo per comprendere che tira un’aria diversa, mistica.

Non c’è niente a San Giovanni Rotondo, ma c’è tutto. La povertà, l’amore, la malattia, la sofferenza, la pace, la redenzione, la fede. La presenza “viva di un santo”. L’arte. Quella sacra, quella che è sempre stupendamente bella.

Due chiese dominano la montagna. C’è la chiesa di Santa Maria delle Grazie, inaugurata nel lontano 1959; ma c’è soprattutto la chiesa nuova, quella che i frati hanno desiderato per rispettare le volontà del Santo e per poter accogliere il maggior numero di fedeli possibile.

La chiesa intitolata a San Pio è adiacente a quella preesistente ma si differenzia sostanzialmente da essa. La colossale opera architettonica nata dal genio di Renzo Piano, inaugurata il 1° luglio 2004 dopo dieci anni di lavori, è la seconda chiesa più grande in Italia, dietro solo alla basilica di San Pietro in Vaticano.

“A San Giovanni Rotondo la chiesa sboccia della pietra della montagna, di pietra saranno muro, sagrato, archi di sostegno, la grande croce”. I progetti dell’architetto sono stati pienamente rispettati e ne è scaturita una costruzione enorme ma insolita.

La prima cosa che si nota, già dalla strada prima di arrivare, è la copertura della chiesa. Il suo caratteristico colore verde brilla da lontano. Il tetto è più basso dalla parte della sagrestia per poi innalzarsi gradualmente fino al punto più alto, quello della grande vetrata che domina il sagrato.

Questo è di enormi dimensioni e scende in pendenza verso la chiesa. Nessuna monumentalità, nessuna imponenza, nessun timore. Quello che appare chiaro fin da un primo sguardo è la semplicità, la voglia di abbracciare i fedeli, accoglierli e richiamarli.

L’organismo ha la forma di un nautilus, la pianta a spirale, 22 archi in pietra che sorreggono, disposti a raggiera, l’intero edificio e convergono tutti nel punto dove si trova l’altare, pietra angolare che regge il Regno di Dio. Tutti elementi innovativi, così come la pietra di Apricena, forte come la fede, di cui è formata l’intera costruzione.

L’altimetria del luogo ha poi permesso di sviluppare i lavori anche in profondità. Scendendo le scale della chiesa superiore ci addentriamo in una serie di cunicoli, completamente spogli e tutti esattamente uguali, nei quali è facile perdersi.

Qui si trova una chiesa inferiore, di più contenute dimensioni, la cripta che in futuro ospiterà del spoglie del santo, tre sale conferenza, la penitenzeria e delle aree di accoglienza dei pellegrini.

Padre Gerardo Saldutto, incaricato di seguire i lavori, spiega: “Volevamo una chiesa grande ma che fosse, nello stesso tempo, in sintonia con lo spirito del nostro ordine, semplice e umile. Non doveva essere un monumento eclatante, vistoso.

E Renzo Piano, da genio qual è, ci ha perfettamente accontentati. La chiesa ha la forma umile di una conchiglia. Vista dall’esterno, sembrerebbe addirittura piccola. Invece, è ampia ma di un’ampiezza sostanziale, che sprigiona calore, cordialità, spiritualità, e invita alla preghiera”.

L’opera si sviluppa su una superficie di oltre 9.000 mq., capace di ospitare al suo interno oltre 10 mila persone, di cui ben 7 mila a sedere. Ma nelle grandi occasioni l’enorme sagrato permetterà a più di 30.000 fedeli di poter assistere alle cerimonie religiose.

Il sagrato è organizzato alla perfezione.

Ci sono 24 ulivi secolari, che simboleggiano gli apostoli e i profeti maggiori; ci sono 12 vasche che portano l’acqua alla fonte battesimale; c’è la croce, alta più di 40 metri, affiancata da un insolito campanile orizzontale composto da otto campane dedicate ad altrettanti frati francescani.

Appena si arriva di fronte alla chiesa ci si sente abbastanza spaesati e forse un po’ delusi. Un signore di mezza età vagava da un po’ per il piazzale finchè mi ha timidamente chiesto se sapevo dove fosse la chiesa e da che parte si entrasse. Era proprio davanti a lui. Sembra assurdo ma è così.

Non siamo abituati a concepire una chiesa in questo modo, la immaginiamo nella sua forma più classica, con un’imponente facciata che domina in altezza e maestosità. Renzo Piano ha sconvolto la convenzione e ha creato un’opera d’arte studiata in ogni particolare, dove spazio esterno e spazio interno si fondono per accogliere a braccia aperte i fedeli.

I costi totali hanno toccato i 25 milioni di euro, una cifra enorme come enorme è il flusso di gente che visita il paese. Si calcola che le presenze in un anno raggiungono in media i 7 milioni. Come ovvia conseguenza, il paese si è molto trasformato negli ultimi tempi, con un boom edilizio dovuto alla crescente domanda di alloggi.

Il giro di affari legato al turismo religioso di San Giovanni Rotondo è di oltre 50 milioni di euro ogni anno, una cifra smisurata pari alla metà degli introiti della Regione Puglia. In due anni sono stati costruiti 120 alberghi sulle colline del paese, un infinità di negozi e botteghe di prodotti tipici.

L’immagine del santo è stampata su calendari, magliette, penne, bavaglini per bambini. Ci sono statuine di ogni tipo, gadget di ogni genere. Quello che manca è purtroppo lo spirito vero del pellegrinaggio, e quello che si è dimenticato è il messaggio autentico che Padre Pio ha insegnato.

Un santo che operava in miseria e povertà, oggi autentica miniera d’oro.

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"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006

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