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Nell’osservatorio astronomico di Samarcanda - foto : Scorcio di Samarcanda © Monica Genovese
Scorcio di Samarcanda © Monica Genovese

Nell’osservatorio astronomico di Samarcanda

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Siamo sotto il cielo stellato asiatico, nella mitica città di Samarcanda, cantata da Roberto Vecchioni nella sua ballata, lungo la Via della Seta tra Cina e Occidente. Sotto il cielo stellato di una delle città più antiche del mondo. Questo cielo tanto ammirato dagli antichi che, come noi oggi, lo scrutano per svelarne i segreti.

Lo stesso che Ulugh Beg, sovrano di un regno d’incanto, nipote del condottiero Amir Timur lo zoppo, più noto come Tamerlano, nella prima metà del XV secolo, decanta dal suo osservatorio astronomico, qui in Uzbekistan.

Su una piccola collina, non distante da Shahi-I-Zinda, il viale di tombe, tra il 1420 e il 1430, viene realizzato, per volontà di Ulugh Beg, appassionato di matematica e studioso di scienze, questo grande planetario. Attualmente, è possibile visitarlo, solo in piccola parte, e recarsi nei sotterranei, scampati alle devastazioni occorse nei secoli.

Si presenta esternamente come una sorta di ampio giardino, ricco di piante e circondato dalla vista panoramica della città vecchia. Un luogo tranquillo in cui fare una piacevole sosta. Ulugh Beg, molto probabilmente, è più famoso come astronomo che come re durante i suoi quarant’anni di regno.

A lui si deve la costruzione di un astrolabio di trenta metri, progettato per capire la natura delle stelle. Un tempo viene conservato all’interno dell’osservatorio posto su tre piani e di cui ora non resta che il debole ricordo e la parte ricurva dello strumento.

Nel museo adiacente alla struttura si trovano esposte alcune miniature di Ulugh Beg, vari manufatti rinvenuti durante gli scavi archeologici di Afrosiab, l’antica Samarcanda e delle belle ceramiche colorate.

Qui, la frenesia, la vivacità della città sembra lontana. La confusione del mercato non giunge fin su la collina e all’ombra di qualche pianta, seduti comodamente accanto alla piccola fontana nei giardini, si può ammirare Samarcanda da un’angolazione insolita.

Ulugh Beg vuole toccare le stelle cercando di raggiungerle dalla Terra per entrare nel mito, per afferrare il cielo. Ma in questo luogo, è il suolo calpestato ad essere mitologico.

E’ l’atmosfera che sembra arrivare dal passato glorioso della città che si abbevera alla fonte del mito. E’ Samarcanda, il suo stesso nome, la sua storia, le immagini delle carovane lungo la Via della Seta che contribuiscono al mito stesso.

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