Il primo pensiero entrando nel Pozzo di San Patrizio va alla speranza di ottenere inesauribili ricchezze, ma lanciando la monetina nei 53 metri di profondità di quest’opera d’ingegneria idraulica, a Orvieto, si corre il rischio di ferire un ignaro visitatore già giunto nel punto più basso.
L’idea migliore allora è di scendere i 248 bassi e scivolosi scalini della rampa elicoidale e arrivare in fondo, affacciandosi di tanto in tanto a una delle 70 finestre ad arco che illuminano e aerano il cilindro sotterraneo scavato nel tufo, largo 13 metri.
Guardando in basso la prima sensazione è di vertigine, con lo specchio d’acqua che riflette la luce della sommità e diventa una calamita che a tratti attira e ad altri respinge, obbligando a ritirarsi per non venirne definitivamente richiamati.
Coglie poi un momento di smarrimento, quando ci si rende conto che le rampe delle scale in realtà sono due e vennero costruite perché chi saliva non incontrasse chi scendeva, così da non intralciare il lento cammino dei muli da soma, impiegati nel passato per trasportare l’acqua raccolta.
Allora diventa bizzarro trovare nella finestra di fronte chi percorre la scala nel senso opposto al nostro, mentre chi ci stava distante di pochi passi improvvisamente pare lontanissimo, in questo gioco di pendenze calibrate e livelli alternati.
Mentre la luce diventa sempre più fioca, è facile credere che le leggende legate alla discesa negli inferi abbiano sempre accompagnato questo pozzo, originariamente chiamato Della Rocca, per la sua posizione dominante sulla valle del fiume Paglia. Edificato nel XVI secolo, per volere di Papa Clemente VII, da Antonio da Sangallo il Giovane, aveva lo scopo di raggiungere la fonte sotterranea di San Zeno e rifornire la città durante gli assedi, rendendola così inespugnabile.
Sulla porta di ingresso del pozzo campeggia una scritta, in latino: “Ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria” a decretare che l’ingegno umano è un completamento del creato, senza quindi sostituirvisi.
Il nome attuale gli venne dato nell’800, per la similitudine tra il pozzo e una grotta, sull’isola irlandese di Lough Derg, dove la credenza medioevale raccontava che San Patrizio si ritirasse in penitenza e in preghiera, con l’intento di evangelizzare la popolazione celtica e di convincerla dell’esistenza del Paradiso.
In questa discesa, che mescola l’utile e il mistico, con la pelle rinfrescata, si raggiunge il ponte in legno per il passaggio sull’acqua, il cui livello viene oggi regolamentato da una sorta di chiusa, che incanala altrove gli eventuali eccessi. Il riflesso della luce provocato dallo spesso tappeto di monete gettate dagli speranzosi non disturba più. Rende anzi brillante la pietra umida.
Mancano le indicazioni su come effettuare il lancio della moneta e ci si affida al caso. Il suono che produce quando tocca l’acqua non viene amplificato dall’alto cono sopra la testa e allarga placidi cerchi concentrici, portando con sé la migliore aspettativa di ciascuno per il proprio futuro.





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