Sentì accelerare i battiti del cuore quando la vide nel più bel fiore dei suoi anni: semplice, pura, bella, meravigliosamente bella; eppure lei era nata e cresciuta sotto i suoi stessi occhi! Ma gli occhi guardano ciò che li circonda in un modo che varia a seconda delle stagioni della vita.
E quella, per Cielo, fu una stagione nuova: cominciò a corteggiare Terra donandole, ogni sera, miriadi di lucenti stelle; formava cuscini con le candide nuvole, affinché la sua amata potesse riposare in un soffice giaciglio; di tanto in tanto faceva cadere una pioggerellina leggera, affinché essa potesse ammirare la sua bellezza in specchi d’acqua cristallina.
Il sentimento del giovane fu ricambiato, e dall’unione indissolubile di Cielo e Terra nacque una creatura incantevole, Natura; questa amava ornarsi di fiori, si intratteneva a giocare con gli animali ed a parlare con gli alberi.
Un bel giorno, mentre Natura, ormai adolescente, passeggiava per i boschi, incontrò colui che la fece perdutamente innamorare, Uomo.
Questi era attratto dalla fanciulla, ma non provava per essa un sentimento sincero: voleva che Natura si ornasse con oro ed argento e non più con fiori e foglie, disinteressandosi dei suoi desideri e del suo stato d’animo. Natura soffriva e la solitudine dei suoi tristi giorni si ripercuoteva su alberi, piante e fiori, che diventavano sempre più fragili e sempre più radi.
Una mattina, sul far dell’alba, la fanciulla, non riuscendo più a sopportare una vita chiusa fra le sbarre della prepotenza e dell’arroganza, decise di scappare: quando Uomo si accorse della fuga, preso da orgoglio, cominciò a cercarla, e ancor oggi continua a inseguire le sue tracce, che, a tratti, la pioggia dissolve e la neve ricopre.




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