Uno spazio sconfinato. Un fiume da guadare. Un tramonto che non sembra arrivare mai. Il rumore del cuoio di una sella che dialoga con ogni sobbalzo, lanciato verso la consapevolezza di un’apparteneza quasi astrale. È un sogno ricorrente. Cavalcare. È un destino da cui non si può sfuggire per sempre.
Riapro gli occhi. Giusto in tempo per scendere dall’autobus, e camminare per i pochi metri che mi separano dal Circolo Ippico Venezia Lido, nell’omonima isola della laguna. Le mie scarpe pseudo-cittadine vengono subito accolte da un amichevole selciato fangoso e salmastro. Salgo i gradini della struttura e subito l’odore equino mi saluta.
Dall’alto del circolo, quasi senza far rumore, mi godo due veri centauri trottare. Uno di essi è Fabrizio Tognacci, il presidente, al galoppo con un’allieva. Ogni volta che mi passano vicino, sento lo sbuffo del cavallo. Il suo respiro. Folate di fieno e altri aromi mi lasciano in una bolla di pensieri raffiguranti.
Faccio quindi la conoscenza di Fabrizio e Patrizia, una sua collaboratrice. Sono gentili e disponibili. Hanno ripreso in mano l’edificio, fino a qualche anno fa, fatiscente, con i cavalli ridotti a pelle ossa, e con una manciata o poco più di iscritti. La loro vera passione è stata musa e stella cometa.
Dall’inizio 2008 la sinfonia è cambiata, e il circolo, costruito nel 1960 dal CONI (e poi regalato al Comune di Venezia) per disputare i Mondiali di Equitazione nel medesimo anno, sta tornando agli antichi splendori. “C’è una questione cultuale oltre allo sport” spiega Tognacci, “la spinta è il fascino dei cavalli”.
Un detto arabo dice che Dio creò prima l’uomo poi la donna, e quindi fece il cavallo con la bellezza della donna e la forza dell’uomo. Scopriamolo allora. Inizia il mio giro fra le strutture, stalloni, castroni e cavalle. Vedo le scuderie . I lavori in corso. Uno spiazzo complessivo di 1 ettaro. C’è di che commuoversi di fronte al recinto per i piccoli pony Shetland, su cui si esercitano i giovanissimi cavalieri.
Al Lido si lavora sulle tre discipline olimpiche: salto a ostacoli, dressage (l’arte dell’equitazione) e il completo (unione di tre discipline: balletto nel rettangolo, prova di campagna con trotto e galoppo in campagna con ostacoli fissi). “Nei salti di campagna si dice”, mi spiega Fabrizio, “che bisogna prendere il cuore, buttarlo aldilà del salto e andarselo a riprendere”.
Al maneggio della laguna, c’è spazio anche per l’Agre (Associazione Genitori Recupero Handicap), i cui soci beneficiano di questo impianto. Vedo giovani e più esperti. Custodi di segreti. Con la nuova linfa del Circolo, sono venuti tutti ad aiutare. Medici, architetti, bambini. Come in una grande famiglia del vecchio West.
Andare a cavallo, non è come indossare una divisa, e una volta finito di giocare, doccia e tanti saluti. Si impara ad accudire l’animale prima e dopo la lezione. Pulizia zoccoli prima e dopo, sellatura, coperta per i reni dopo lo sforzo. Va spazzolato, e pettinata la criniera. “Una delle operazioni più importanti”, spiega la veterinaria del circolo, “è la grassatura degli zoccoli. Serve per creare uno strato protettivo. Inoltre è idratante, a seconda che sia animale e vegetale”.
Esco dal maneggio, e un nitrito mi richiama. Mi volto, e il bellissimo muso di cavallo bianco sembra quasi non volere che io me ne vada. Non è un’impressione. Risento in ogni mia molecola la frase di Fabrizio, “…ricordati che il vento più bello è quello che passa tra le orecchie del cavallo…ci devi essere sopra”. Ecco la mia strada.





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“Uno spazio sconfinato. Un fiume da guadare. Un tramonto che non sembra arrivare mai. Il rumore del cuoio di una sella che dialoga con ogni sobbalzo, lanciato verso la consapevolezza di un’apparteneza quasi astrale. È un sogno ricorrente. Cavalcare. È un destino da cui non si può sfuggire per sempre.” Solo una persona che sa cosa vuol dire cavalcare può capire il senso delle tue parole..
Grazie e a presto!
Non posso che concordare con le parole di Lorenzo…un articolo davvero ben scritto e talmente evocativo da farmi venire voglia di indossare pantaloni e stivali immediatamente!! Grazie Luca!
grazie a entrambi per i vostri commenti…credo sia difficile osservare un cavallo senza desiderare di salirci sopra e galoppare all’infinito…bisogna lasciarsi trasportare dall’energia, assecondarla e poi fondersi in unico movimento