Castello Sforzesco in versione notturna © Mohan S
La seconda parte della mia giornata al Castello Sforzesco inizia quando si accendono le prime luci sui torrioni merlati delle mura. E come per magia, la piazza dove sfrecciano ogni giorno macchine, motorini e passanti distratti, ridona a quell’edificio fortificato la sua grandezza e il suo onore. E riesco a immaginarmi con lunghe vesti di broccato, ornate da fili d’oro, mentre mi inchino riverente al passaggio di Ludovico il Moro.
E’ proprio questa figura carismatica e lungimirante che ha trasformato Milano e il suo castello nell’ombelico del mondo: solo Ludovico Maria Sforza detto il Moro, duca della città dal 1494, fu in grado di raccogliere alla propria corte nomi di spicco come Donato Bramante e Leonardo Da Vinci (che a Milano era giunto nell’estate del 1482 e che visse qui quasi per vent’anni).
L’artista della Gioconda si presentò principalmente in qualità di ingegnere militare e civile e solo successivamente come pittore e scultore. Per la residenza ducale studiò una torre-osservatorio e singolari tempietti a cupola per le torri angolari, di cui restano ancora oggi suggestivi schizzi.
Leonardo fu molto apprezzato dal Moro anche per le sue doti teatrali: gli allestimenti scenici, con le sontuose coreografie e i macchinari impiegati, seppero spesso stupire gli ospiti di corte. Uno degli eventi più ricordati fu la “Festa del Paradiso”, organizzata nella Sala Verde della corte ducale: Leonardo lasciò il pubblico a bocca aperta quando ricreò sul palcoscenico una volta raffigurante il cielo, con i movimenti dei pianeti attorno a Giove (invece che alla Terra).
La creazione più famosa di Leonardo al Castello resta però l’affresco sulla volta della Sala delle Asse, dove accedo ora: un finto pergolato, formato dai rami intrecciati di sedici varietà di alberi, si annoda con un gioco prezioso ad una corda d’oro. Al centro della volta spicca lo stemma sforzesco, mentre quattro pennacchi con eleganti targhe azzurre recano le tracce di iscrizioni oggi non più leggibili.
Un’opera commissionata nel 1498 e che probabilmente si configurò come un cantiere artistico a più mani. Secoli d’abbandono e una serie di restauri che ne avevano snaturato il contenuto, hanno messo in serio pericolo la Sala delle Asse. E’ dell’anno scorso la decisione di partire con un nuovo ciclo di rifacimenti e consegnare la sala allo splendore originario.
Ed infine, varco la soglia della Sala degli Scarlioni. Non molti milanesi sanno che il nostro Castello cela nelle sue viscere un altro capolavoro del Rinascimento: è la Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti, vero e proprio testamento artistico del grande scultore (l’opera è infatti rimasta incompiuta per la morte del maestro). Una nicchia isola scenograficamente la composizione, insolita come schema, che vede la Madonna in piedi nell’atto di sorreggere il corpo esanime del Figlio.
Il mio viaggio nel tempo finisce varcando il cancello del Parco Sempione: la musica di un locale e le voci dei milanesi mi riportano di nuovo nel 2009.
"Manuale dell’imperfetto viaggiatore" di Beppe Severgnini - Rizzoli, 2001

Ascendere, salire, elevarsi nell’immaginario collettivo ha da sempre simboleggiato l’azione di conoscere se stessi e Dio. Al Sacro Monte di Varese ciò è ancora possibile.

Un sito, un libro, due speleologi. Aprirsi una via nelle viscere della metropoli. Storie di una città che pulsa dal profondo.

Un vecchio modo di fare la spesa sta tornando di moda: acquistare e cibarsi di prodotti sani direttamente dal produttore. Per una nuova cultura alimentare.