Scorcio del borgo medievale torinese © Monica Genovese
Squilli di trombe, rullo di tamburi, drappi di tende che si snodano, rumore del ponte levatoio che si apre, fruscio di lunghe vesti femminili. Questi sono alcuni dei suoni antichi. Suoni provenienti dal passato. Dame e gentiluomini, benvenuti nel Medioevo, ma l’anno in cui siamo è sempre 2009.
Torino, immerso nel verde dell’ampio parco del Valentino, in viale Virgilio, si scorge il piccolo villaggio medievale con tanto di Rocca, Castello, botteghe artigiane, vie lastricate da pietroni, una fontana in cui, a mo’ di pozzo dei desideri, si gettano monetine.
Questo luogo, assolutamente magico e incantato, immobile nel tempo e nello spazio, riproduce un paesino del Medioevo. Riproduzione eccelsa. Il borgo, inaugurato alla presenza dei reali d’Italia, Umberto e Margherita di Savoia, è una ricostruzione voluta per l’Esposizione Generale Italiana Artistica e Industriale, svoltasi nel capoluogo piemontese nel 1884.
Al termine di questo evento, il borgo avrebbe dovuto essere smantellato, ma il successo ottenuto dall’illusione, dalle scenografie, dall’atmosfera respirata da ogni visitatore, gli ha concesso lunga vita. E oggi, è ancora al suo posto. Placidamente adagiato accanto al Po.
Un tempo, ancor più di adesso, valicato il portone di ingresso, superato il piccolo ponte levatoio, si scorgevano, nelle vie a zig zag, le varie botteghe artigiane. Ceramisti, falegnami, fabbri, vasai, tessitrici, ramai, due minute osterie, l’Osteria all’usanza antica che offriva cibi medievali e l’Osteria all’usanza moderna con prelibatezze contemporanee.
Attualmente, invece fanno bella mostra di se la bottega del ferro, del legno, la stamperia e gli oggetti artistici che riproducono manufatti, antiche armature, spade, ornamenti, vessilli, monete, candelabri, abiti maschili e femminili.
Qui, si passeggia nel villaggio dimenticando, per un po’, la propria realtà e il proprio calendario. Ci si lascia alle spalle il tempo per immergersi in un mondo fatto di illusioni, di chimere, di fantasia, di antichi cavalieri, di damigelle. Si resta incantati dal fascino del passato che, nell’immaginario collettivo, propone il meglio dell’epoca che riflette.
Sotto i portici, riccamente decorati e affrescati, si ammirano le vetrine dei negozi, l’arco del portale della Rocca su cui è impresso il simbolo della famiglia Savoia, le iniziali dei sovrani Amedeo e Jolanda e, tra i merli, lo stemma sabaudo.
Questo è un museo vivo, diverso da tutti gli altri. Unico. E’ una sorta di sito archeologico che insegna attraverso l’esperienza diretta e personale. Non un falso, ma un pezzo di storia riprodotta con dovizia di particolari. E’ pura suggestione che piace a grandi e piccoli. Un trompe d’oeil dipinto nell’aria. Nell’aria di Torino.

Conoscere se stessi per approcciare gli altri o viceversa? E’ questo il motivo trainante dell’ultima edizione della manifestazione. La forza unificatrice del libro ci può fornire uno spaccato della società moderna.

Nel cuore di Torino, oltre quarant’anni fa, nasce il Museo Nazionale del Cinema. Ospite della Mole Antonelliana, edificio simbolo della città. Visitarlo significa scoprire i segreti del grande schermo.

Viaggio nell’imponente costruzione, soprannominata da qualcuno la “Versailles italiana”. Anche se a onor del vero, fu proprio la reggia francese a essere costruita su modello di quella italiana.