Le luci di Kirkwall si allungano intermittenti nella baia: disegnano tremule stelle natalizie nelle acque scure del porto. La capitale delle Orcadi aspetta ansiosa l’Avvento e l’evento. Che qui si celebra proprio il giorno di Natale: il Ba’ Game.
Già stamane sul traghetto che da John o’ Groats, l’ultimo villaggio della Scozia, mi ha portato a Burwick, la punta meridionale dell’arcipelago, molti dei passeggeri che tornavano per le vacanze non parlavano d’altro.
Per le strade del centro storico della città più popolosa delle Orcadi, persino i bimbi chiedevano a mamma e papà che vincerà domani. “E lei per chi fa il tifo, Sir?” mi ha domandato un signore anziano mentre pagavo la birra al pub.
Dal mio silenzio imbarazzato ha capito che sono straniero, e così ha pensato di raccontarmi la storia di questo gioco tanto sentito dai locali. Prima di attaccare ha ordinato un whisky: “Roba buona, fatta da noi”, ha detto soddisfatto. A Kirkwall si trova infatti la distilleria più settentrionale del mondo: la Highland Park Distillery fondata nel 1798.
“Dunque, Sir: i ragazzi e gli uomini della città sono divisi in ‘quelli di su’, Uppies, e ‘quelli di giù’, Donies, a seconda di dove sono nati. Tutti si contendono il Ba’, una palla di pelle fatta a mano. Lo scopo è quello di portare la sfera nel propria zona, all’estremità della città. E’ molto semplice: non ci sono né arbitri, né regole”.
Più il whisky scivolava nell’ugola del mio narratore, più faticavo a capire il suo inglese carico di accento e alcol orcadiani.
“La partita comincia all’una del pomeriggio, proprio quando le campane della St. Magnus Cathedral iniziano a suonare. Ci saranno oltre 200 giocatori, Sir. Urlano, sgomitano, cercano di strapparsi il Ba’. Che spettacolo. Piacerebbe partecipare anche a me come in passato, ma sono troppo vecchio”.
Mentre tirava il fiato, l’esperto ne ha approfittato per ordinare un altro cicchetto. “Dunque, Sir, dove ero rimasto?”. Senza darmi il tempo di rispondere, ha riattaccato: “Tutte queste persone si muovono come un’onda dell’Atlantico. Un’onda lunga che sale e scende per le vie della città, persino sui tetti. Poi, dopo ore di contesa, la sfera raggiunge la zona e viene proclamato il vincitore”.
E ha aggiunto: “Mica uno qualsiasi, Sir. Vince il giocatore più importante, uno che ha partecipato a diversi edizioni. Ce ne sono due all’anno: una a Natale, l’altra il primo giorno dell’anno. Deve sapere che qui si pratica il Ba’ Game dal 1850, anche se una simile forma di sport si giocava anni e anni prima”.
Prosciugato il whisky, anche la storia è finita. Dopo aver ringraziato l’esperto sono uscito tra le vie acciottolate Kirkwall. Nel cielo che si faceva basso e scuro, ho visto i ritardatari entrare di corsa nelle loro case per preparare il cenone.
Io invece ne ho approfittato per godermi le strade silenziose e solitarie della città, le stesse che domani saranno prese d’assalto dagli Uppies, e dai Donies per rubarsi una sfera di pelle ed entrare nella storia del Gioco.
Poi sono arrivato sulla banchina dove mi trovo ora. Guardo le luci di Kirkwall allungarsi intermittenti nella baia: nelle acque scure del porto, invece delle tremule stelle natalizie, vedo il volto di mio figlio.





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