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Napoli, sui treni storici di Pietrarsa - foto : Scorcio del porto di Portici, nei pressi di Pietrarsa © Monica Genovese
Scorcio del porto di Portici, nei pressi di Pietrarsa © Monica Genovese

Napoli, sui treni storici di Pietrarsa

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Lo sbuffo di un treno a vapore. La locomotiva nuova di zecca, appena uscita dalla fabbrica, il rumore fragoroso della folla entusiasta e attonita. Re Ferdinando di Borbone, accompagnato dalla sua corte, pronto a tagliare il nastro. Dame dagli abiti lunghi e fruscianti, uomini che indossano eleganti completi e alti cappelli sul capo. E’ l’inizio di una nuova epoca. E’ l’inaugurazione della prima linea ferroviaria dell’Italia.

Napoli-Portici. E’ il 3 ottobre del 1839 e siamo a Pietrarsa, zona periferica a ridosso della città partenopea. Il mare è davanti a noi e il golfo si staglia, in tutta la sua bellezza, poco distante da qui. Binario unico. Circa sette chilometri da percorrere. Sette chilometri che rappresentano il passaggio dal passato al futuro. E sette chilometri collegano queste due località campane.

Il treno, di costruzione inglese Longridge conta otto vagoni e la tratta da Napoli a Portici viene coperta in meno di dieci minuti. Un record per l’epoca. Una corsa non solo fisica, ma anche virtuale, verso l’innovazione. Una corsa sotto lo sguardo vigile del vulcano di Napoli, il Vesuvio. E così viene battezzata la locomotiva che compie questo “miracolo” e che trasporta 258 passeggeri. Curiosi, timorosi, felici, increduli.

Da allora, poco alla volta, l’estensione della linea riguarda anche altri paesi della regione e si diffonde a macchia d’olio. Oggi, volendo fare un passo indietro per ammirare la storia sotto forma di vagoni, ci possiamo recare al museo nazionale ferroviario di Pietrarsa. E’ il luogo dove tutto ha inizio. E’ la memoria stessa delle ferrovie.

Aperto nel 1989, il museo si sviluppa per 36mila metri quadrati. Ospita i padiglioni nei quali sono conservate numerose locomotive storiche, sia a vapore, sia elettriche, carri, carrozze, plastici, modellini e strumenti vari. E’ un viaggio nel tempo. A bordo di un vecchio treno del periodo in cui Napoli è ancora un regno.

L’intera struttura affaccia sul mare e da qui è possibile scorgere sia la costa napoletana, sia, dall’altro lato, il porto di Portici, piccolo, colorato e antico. In lontananza si osserva l’andirivieni delle barche, il movimento composto dei pescatori e la cima del Vesuvio. Il panorama è scenografico. Il Golfo è tutto qui. Davanti a noi.

Passeggiando all’esterno dei padiglioni, si nota anche una bella pensilina in perfetto stile liberty dei primi del ‘900 e la statua, una delle più grandi realizzate in Italia, fusa in ghisa, del monarca Ferdinando, fondatore delle Officine di Pietrarsa, il primo nucleo industriale della Penisola. Importante opificio meccanico utilizzato fino al 1975.

Appassionati di treni, curiosi, bambini, viaggiatori, chiunque trova qui ciò che cerca. Chiunque, abbracciato dal panorama del Golfo, può viaggiare a bordo del treno della storia italiana.

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LIBRI

Scampia trip

"Scampia Trip. Restare e (R)esistere a Scampia" di De Cataldo, Braucci, Sanzone, Corona, Cerullo, Esposito La Rossa, Valletti, Emma, Ferulano, Pierro, Varriale, Verde, Vicario, Zoppoli, Malinconico, Bifulco, Manganiello - ND, 2010

Napòlide

"Napòlide" di Erri De Luca - Libreria Dante & Descartes, 2006



5 commenti a “Napoli, sui treni storici di Pietrarsa”

  • Antonio Pagano alle ore 4:25 pm scrive:

    Ah, chille sì erano tiempe belle, quanno ce steveno ‘e Burbone. Napule era na capitale e nisciuno emigrava: ‘a fatica ‘a criaveme nuie. Eremo rispettate in tutto ‘o munno, mo simme munnezza. Fosse ‘a furtuna nosta si putesseme turnà arréto, si putesseme turnà indipendenti n’ata vòta e magari ancora cu ‘e Burbone.

  • Monica alle ore 10:25 pm scrive:

    Grazie Antonio per il tuo originalissimo commento, denota l’amore che nutri per la tua città.

  • marco alle ore 3:20 am scrive:

    da generazioni passate faccio parte del mondo del treni e ferrovie..scoprire che proprio al Sud fu realizzato il primo centro industriale per i trasporti nella penisola rappresenta un vanto da conservare e tramandare ai posteri.Spero che tanti giovani come me, sappiano e divulghino a tutti coloro che odiano i “terroni” ,di quello che fu il Nostro passato,dei tradimenti politici e militari di allora che ci hanno portato a lla realtà di oggi e chè la Nostra fedeltà al Re Ferdinando 2° non morirà mai..

  • marco alle ore 3:28 am scrive:

    ahh..dimenticavo..nell’archivio storico di Napoli è ancora testimone il progetto della futura estensione della ferrovia Napoli-Portici a sud fino a Paola,a nord fino a Sulmona e ad oriente fino a Bari..arrivato Vittorio Emanuele, si è rubato i beni del Banco di Napoli e li ha portato a Torino e con i signori Agnelli e Pirelli hanno portato i meridionali al nord per crearci le fabbriche con i soldi dei Borbone..

  • Monica alle ore 1:52 pm scrive:

    Ciao marco,
    grazie 1000 x il tuo apprezzatissimo commento. Mi auguro che tu possa trovare interessanti tutti gli articoli de il Reporter. Continua a leggerci e ad inviarci i tuoi commenti, critiche, idee. Sono un vero e proprio stimolo per noi. Grazie ancora e buona lettura.

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