Rumore di sandali sulla pietra. Il cielo confinato in uno spazio preciso. Toscana rurale. Fra le mura di un set cinematografico naturale. Antico bastione difensivo. Dal Monte Ala, nel senese, oltre ogni punto cardinale. Lì dentro, nel borgo di Monteriggioni, fra arte, giardini e orti.
Vado a piano sulla Chiantigiana. Il verde sovrasta. Creo un po’ di coda. Ma tutte le autovetture mi superano senza problemi. Ho volutamente allungato il mio tragitto. Una sosta al mercato di Greve in Chianti, quindi a Panzano e infine giù fino a Castellina. Nel cuore della campagna fertile senese.
L’indomani mi voglio godere un po’ l’alba. Con ruote felpate inizio a muovermi nel Chianti. Seguo indicazioni a casaccio. Castello di Monteriggioni. Mi ispira. Avevo letto qualcosa. Non abbastanza per essere preparato a quello che mi si mostra davanti. Una cinta muraria in cima al Monte Ala. Abbandono il veicolo, e si può procedere.
La mezza salita è impegnativa. Sarà il sole che batte o l’emozione di entrare in un simile luogo. Molto turistico sia chiaro (l’ampiezza del parcheggio lo dimostra), ma non per questo meno incantato. Entro nella città per una delle due porte e subito la piazza mi dà il benvenuto. Qualche goccia di sangue guerriero si risveglia perché, invece che dall’architettura della chiesa di Santa Maria Assunta, vengo subito attirato da un’armatura-souvenir sulla mia sinistra.
Sembra di stare in un’isoletta. Dove tutti si conoscono e gli anziani passano le giornate con la porta sempre aperta. E ti scrutano con curiosità. Qualcuno ti saluta. A pagamento, si può fare il giro sulla cinta muraria. Guardo nelle tasche ma non c’è l’ombra di un euro. Pazienza, ho comunque un bel giro da fare lì dentro.
Passeggio per le stradine di questo antico borgo fortificato fino a quando una di esse mi conduce fuori dalla cinta muraria. Guardo la valle dall’alto. E’ una strana sensazione di atmosfere passate. Nell’infinita guerra fra Fiorentini e Senesi, questi ultimi costruirono il Castello di Monteriggioni (tra il 1214 e il 1219), per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, proprio per scopi difensivi. La posizione privilegiata infatti, consetiva di sorvegliare la via Francigena e le valli dell’Elsa e dello Staggia.
Visito altri luoghi. Poi riprendo la strada che mi conduce all’uscita. Rivedo stemmi, gonfaloni. Sbandieratori. Trombe che annunciano l’arrivo di una personalità dopo un lungo viaggio. Il miagolio di un gatto in cerca di coccole mi riporta al presente. Esco dalle mura, inghiottito questa volta dalla campagna senese.





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Semplice e diretto l’articolo rende al massimo le suggestioni di una Terra magnifica: capace di proporre tutto, di sè, come se tutto fosse presente.
Grazie Luca per queste emozioni.Esse si ripetono in me da quando…appena una manciata di anni fa, le incontrai la prima volta.
Buon lavoro
caterina
ciao Caterina, grazie per questo nuovo commento. Hai detto bene, una terra magnifica, dove puoi solo aprire le braccia e farti contagiare dalla sua anima più bucolica. ciao ciao