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Monterey, sul mare della California - foto : Monterey, scorcio sull’oceano al tramonto © Silvia Carnio
Monterey, scorcio sull’oceano al tramonto © Silvia Carnio

Monterey, sul mare della California

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California. Uno di quei luoghi che fin da piccoli non si fa altro che sognare. California, uno di quei viaggi che è impossibile progettare. Si deve solo salire sull’aereo, ignorare la coda del check-in e i tanti euro a cui si dirà addio, e quindi tirare il fiato fino a liberare tutta l’emozione una volta atterrati negli States, per quello che è, e resterà sempre il Grande Viaggio.

Arrivati a San Franisco, e lasciate le colline sopra cui è stata fondata quest’ultima, una volta fatto tappa sul suo inimitabile Golden Gate Bridge, nel mio gps c’è un solo obbiettivo in mente, la 17 Mile Drive. Una delicata strada in mezzo al verde che culmina nell’oceano, e di cui mi parlava tante primavere e lune fa, un’amica di penna. Quando internet e i cellulari non esistevano ancora.

Arrivato sul mare oceanico, mi dirigo a Monterey, capitale (prima) dello stato della California tra il 1777 e il 1849, e proprio nel ’49 venne annessa agli Stati Uniti, e scritta il 3 ottobre la costituzione californiana.

Dopo aver inchiodato l’automezzo una volta ogni cinque minuti per prendere appunti su un vecchio block-note, abbandono le ville dei ricchi residenti, i campi da golf e mi faccio attirare verso le ventose braccia del Pacifico, che con le sue figlie onde, mi conquista senza poter opporre alcuna valida difesa.

Lì vicino, c’è la rinomata Pebble Beach (comunità, giuridicamente parlando, esterna a Monterey), scorcio mozzafiato di mondo dove ha casa The Lone Cypress – il Cipresso solitario, simbolo della città. Una sosta di qualche minuto sotto la sua ombra, è il più doveroso dei tributi con cui omaggiare l’ispirazione da cui mi sento avvolto.

Cammino sulla sabbia e trovo intarsiata una scritta “Nothin’ is stronger like ownself” – “Nessuno è forte quanto te stesso”. Annoto la frase, e rubo un po’ di quella sabbia affidando al vento il compito di spruzzarmela in faccia. Osservo la marea mangiarsi le parole. Mi sento l’ultimo custode di questo testamento di coraggiosa volontà.

C’è una forte emozione a stare in mezzo in tutta quella prepotente natura. Le onde gonfiano il petto e tu ti senti piccolo e completamente in sua balia. Dinnanzi a questo spettacolo si percepisce ogni cosa più grande di te. Basta la vista di questo paesaggio per ammalarsi di un delirio di onnipotenza.

Sento l’acqua trapassare la tela delle mie immancabili all-star ai piedi. Un brivido si trasmette da cellula a cellula in tutto il corpo. Riguardo la 17 Mile Drive, e mi rendo conto di avere avuto troppa fretta a sfrecciare via. E in effetti mi avevano parlato molto bene delle passeggiate sopra i tram di San Francisco.

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LIBRI

La strada alla fine del mondo

"La strada alla fine del mondo" di Erin McKittrick - Bollati Boringhieri, 2010

Tandoku, transpacifica in solitario

"Tandoku. Transpacifica in solitario" di Alessandro Di Benedetto - Magenes, 2010



2 commenti a “Monterey, sul mare della California”

  • Paolo alle ore 1:20 pm scrive:

    Ciao ragazzi fra circa un anno sarò li.
    Spero di realizzare il mio sogno.
    Far gustare a tutti i Californiani la
    mia gustosa speciale ed inimitabile Pizza!!!
    E se il Buon Dio m’aiuterà, aprire una Pizzeria tutta mia.
    Ciao a presto.

  • Luca Ferrari alle ore 2:11 pm scrive:

    ciao Paolo, vai così. Ti auguro di cuore di riuscirci in questo tuo sogno, e quando inauguri, aspetto l’invito. Ciao ciao e grazie del commento, luca

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