Non si nasconde di certo il nostro invitato. Nel bel mezzo della Valle del Tevere, impossibile non notarlo.
Quasi settecento metri d’altezza, una corona di sei picchi sulla sua sommità così ripida da non poter essere attraversata trasversalmente da un sentiero.
Ai suoi piedi però non si celebra la verticalità della Natura: questo massiccio calcareo dona tutta la sua dolcezza proprio nella sua base riccamente adornata da vegetazione fitta e rigogliosa.
Protagonista di questo verde il nodoso ulivo che, silenziosamente mosso dal vento, osserva il passaggio veloce di volpi, l’incedere lento di ricci e la titubanza della talpa che guardinga non vuole farsi scorgere dalla rapace civetta.
Un paradiso per gli occhi e una benedizione per le orecchie con il concerto preparato da centinaia di becchi festanti, usignoli e pettirossi, la cincia e la sua amica cinciallegra che insieme riempiono il cielo e i rami.
Non solo monte, ma luogo che rimanda a un passato sacro, quando l’uomo e la natura si univano nel silenzio di un’esistenza genuina: Etruschi e Sabini, Falisci e Capenati, ma anche eremiti delle ere paleocristiane.
Un luogo isolato che fa profondamente rima con lo Spirito.
Una tradizione religiosa che non sembra mai morire. Ogni anno, infatti, durante i festeggiamenti per la Madonna di Maggio, o di Santa Lucia, o di Santa Romana, i fedeli seguono questi sentieri con luccicanti fiaccole.
Prima era il tempio di Apollo, ora San Silvestro con il suo eremo. Questo accoglie il visitatore che si avventura fino alla sommità del Monte Soratte. Il vitto e l’alloggio al piede pellegrino sono poi garantiti anche dalla presenza del monastero della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Luoghi di silenzio profondo, luoghi anche diroccati, come l’eremo di Sant’Antonio, quello di San Sebastiano, di Santa Lucia e quello di Santa Romana.
“Vides ut alta stet nive candidum Soracte?”, un verso proveniente dai Carmina di Orazio. La testimonianza di un amore che questa terra ha sempre mostrato per il suo Monte. Infatti, tutto sommato, Roma dista solo una quarantina di chilometri da qui.
E la Storia passò anche per questi sentieri intrecciandosi con le numerose gallerie artificiali che l’esercito scavò durante il secondo conflitto mondiale.
Gallerie che si mescolano oltretutto con i ben più naturali Meri, ampie voragini d’origine carsica poste alla base orientale della montagna.
Nelle gallerie artificiali si narra sia contenuto un grande tesoro che il feld-maresciallo Albert Kesselring volle nascondere durante i bombardamenti delle forze alleate: sessantotto casse contenenti beni e ori sottratti alla comunità ebraica e alla Banca D’Italia.
Storia, natura e spiritualità nella valle del Tevere.
Tutto a portata di piede.





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