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Monte San Giorgio,un pezzo d’Africa in Ticino - foto : Il Lago di Lugano - Foto tratta da Wikipedia
Il Lago di Lugano - Foto tratta da Wikipedia

Monte San Giorgio,un pezzo d’Africa in Ticino

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Il Monte San Giorgio è diventato una delle più importanti località al mondo per lo studio della fauna fossile del Triassico medio (da 245 a 230 milioni di anni fa). Rappresenta una finestra temporale di 15 milioni di anni con una continuità tale da non esistere altrove. Per questo motivo nel mese di luglio del 2003 il Monte San Giorgio è diventato patrimonio dell’umanità.

Questo importantissimo riconoscimento lo si deve al geologo Markus Felber, che ha avuto l’idea di candidare il Monte San Giorgio e che praticamente elaborato da solo il dossier, investendo in questo progetto parte del suo tempo libero. Quale segno tangibile di riconoscimento per la sua passione e il suo impegno, gli è persino stata dedicata una scoperta. Rivenuto da due ricercatori italiani, il fossile di una nuova specie di pesce – Felberia excelsa – è conservato nelle collezioni del Museo cantonale di Storia naturale di Lugano.

“Il riconoscimento dell’Unesco – precisa a swissinfo il direttore del Museo cantonale di storia naturale Filippo Rampazzi – non è solo una fonte di prestigio. Implica anche precise responsabilità a livello scientifico, a cominciare dalle garanzie di continuità della ricerca”.

Il Monte San Giorgio non finisce mai di stupire. I ricercatori attribuiscono le rocce più antiche al basamento del continente africano o ad una sua porzione chiamata Zolla adriatica. “Questo spiega perché le rocce del Sottoceneri – spiega il geologo Markus Felber – sono spesso associate al continente africano”.

“Più si scava – continua Filippo Rampazzi – e più si trovano nuovi tasselli che permettono di ricostruire le condizioni ambientali che regnavano in quelle remotissime epoche del nostro pianeta, quando il San Giorgio era ancora una laguna marina”. Del resto per l’inserimento del Monte San Giorgio nel patrimonio mondiale dell’umanità, è stata determinante la presenza di reperti paleontologici che 230 milioni di anni fa trasformarono un bacino profondo 100 metri in una regione subtropicale.

Nella superficie protetta dall’Unesco, che si estende su 849 ettari, sono stati rinvenuti più di 10 mila esemplari di fossili, fra cui 30 specie di rettili e 80 di pesci. Da più di 150 anni gli studi sul Monte San Giorgio sono condotti dagli istituti paleontologici delle università di Zurigo e Milano. Gli scavi sono iniziati nel 1924 e la maggior parte dei reperti si trovano al museo paleontologico di Zurigo, mentre una piccola parte è esposta al museo di Meride.

Il Monte San Giorgio, con i suoi incredibili tesori svelati e tuttora nascosti, è raggiungibile a piedi da due località del Mendrisiotto, la regione più a sud del cantone Ticino. Da Riva San Vitale, comune che si affaccia sul lago Ceresio, la salita è piuttosto ripida; il percorso alla scoperta dei fossili è dunque consigliabile per i più allenati.

Da Meride, un paesino in altitudine spesso baciato dal sole, la via verso il monte è decisamente alla portata di tutti. Di altissimo valore la mulattiera che porta verso la cima del monte: l’eccezionalità del lastricato è unica e ricorda la spina dorsale di un animale preistorico.

Ed è proprio a Meride, comune di 300 abitanti che agli inizi degli anni Settanta è stato aperto il Museo dei fossili. Certo parlare di museo è forse un po’ troppo. Ubicato accanto alla casa comunale, solo una targhetta ricorda ai turisti il prestigioso riconoscimento dell’Unesco.

“Piccolo, ma interessante”, scrivono alcuni visitatori sul libro degli ospiti, accanto agli schizzi di dinosauri dei bambini. “Difficile da scovare” commenta invece – a giusta ragione – una coppia olandese. Gli ultimi sviluppi della ricerca paleontologica sul Monte San Giorgio sono illustrati in un documentario in lingua italiana e tedesca. Un tocco di freschezza tra le antiche vetrine, mentre uno scritto di vecchia data si scusa per le condizioni dell’esposizione.

La realizzazione di un nuovo museo – si stima che attirerà ogni anno 6 mila 500 visitatori – è comunque già programma. Il restauro sarà affidato all’architetto ticinese di fama internazionale Mario Botta.

La neonata Fondazione Monte San Giorgio avrà il compito di coordinare la promozione del sito, in tutte le sue forme. Qualche anni fa, per esempio, è nata l’Associazione produttori di vino del Monte San Giorgio ed è stato creato un marchio di qualità di promozione dei vini provenienti da uve dell’area del Patrimonio mondiale.
Sul terreno la situazione è migliore: negli otto percorsi attraverso la montagna è stato predisposto un sistema di segnalazioni: “Per evitare di riempire i sentieri di cartelli – spiega Markus Felber – si è fatto capo ad un sistema di lettori “mp3″ e di CD. In pratica basterà scaricare le informazioni da internet”.

Tra i tesori della montagna, spicca la varietà della pietra. La ricchezza del sottosuolo del Monte San Giorgio non poteva quindi non essere sfruttata e dare origine alla tradizione della lavorazione della pietra. Anche se oggi l’attività estrattiva si limita alle cave di Arzo e ad un’unica cava a Saltrio, nella vicina Italia, una volta si contavano decine di cave a cielo aperto e altrettante sotterranee.

Il merito dell’attività estrattiva è da attribuire agli artisti, scultori e architetti locali attivi nei cantieri della Lombardia dell’Età Moderna. Il marmo d’Arzo – caratterizzato da colori naturali e sapientemente lucidato – diventa una celebrità europea. E non solo in palazzi e chiese del Canton Ticino, Lombardia e Piemonte, ma anche in altre città italiane come Venezia, Genova. Roma e Napoli.

Patrimonio dell’Unesco in SvizzeraDossier speciale

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