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Mono, il lago maledetto - foto : Il lago Mono - foto tratta da wikipedia
Il lago Mono - foto tratta da wikipedia

Mono, il lago maledetto

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Di qui non è passata l’ombra rossa del fungo atomico.
In queste acque nessuno ha rilasciato verdi e maleodoranti scarti industriali.

Qui, prima che la tecnologia più mortale venisse varata, la vita era già bandita.

California orientale, nei pressi del noto Yosemite National Park, nella Contea Mono che ha ereditato il suo nome proprio dalla tribù di nativi americani che abitavano quella zona.

E loro conoscevano quelle acque, sapevano il loro segreto.

Questi indigeni erano abili pescatori, abili cacciatori e soprattutto maestri nell’arte del nuoto, eppure nessuno di loro ha mai osato tuffarsi in quello specchio d’acqua di diciotto chilometri quadrati circondato da sculture di tufo abilmente modellate dal tempo e dalla natura.

Lago maledetto, nessun pesce, nessun animale da cacciare e l’assenza di vita che agli occhi di una cultura pre-scientifica non poteva che tradursi nella paura più profonda.

Una paura che ha attraversato le epoche fino ad arrivare alla penna di Mark Twain: “Il solitario ospite della regione più isolata della terra”, così lo volle definire una volta.

Il Sapere accumulato nelle epoche ha tolto un po’ di fascino da questa storia.

Il lago Mono non è altro che un mare in pensione.
Primordiale mare interno, dal retrogusto vulcanico, che non avendo più uno sbocco oceanico ha trattenuto in sé il potere dei suoi minerali.

Niente vive in quelle profondità se non qualche gambero d’acqua salata e qualche larva.
Il resto della vita ha fatto i bagagli respinto dall’invivibile alcalinità di quell’habitat.

La sua lenta agonia è sotto gli occhi dell’impietoso ciclo delle stagioni.
Piano piano, giorno dopo giorno, mese dopo mese e anno dopo anno le acque si ritirano sempre di più sotto i colpi dell’inesorabile evaporazione.

Ed è proprio da questa condanna a morte che affiorano le suggestive colonne di tufo, rese ancora più affascinanti dalla presenza di sorgenti d’acqua calda che emanano vapore e l’imponente apparire del vecchio Nagit, un cratere dove i gabbiani amano posarsi per trovare riposo.

Anche se la vita sembra scivolare via, è indubbio che sia la Natura qua a comandare.
Una Natura che è capace di dire la sua anche negli ambienti più impervi.

E la strada che vi porta in questi luoghi ne è la prova: passare dalla desertica Death Valley, se si proviene dal sud, oppure dal bellissimo Yosemite Park uscendo poi dalla sua porta orientale, la Tioga Pass Entrance.

Esperienze uniche mescolate insieme.
Un continuo dialogo tra paesaggi diversi.
Un discorso tutto d’ascoltare.

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"La strada alla fine del mondo" di Erin McKittrick - Bollati Boringhieri, 2010

Buongiorno Los Angeles

"Buongiorno Los Angeles" di James Frey - Tea, 2009



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