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Moai e Tangata Manu

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La percezione del tempo che si ha sull’Isola è diversa. Saranno anche i Moai, queste statue enormi e misteriose. Gustavo, la guida, ha diverse teorie – alcune sue, altre prese in prestito.

La teoria ufficiale – basata su vari studi – ci dice che il popolo Rapa Nui ha origine dai polinesiani, che sarebbero stati i primi ad approdare sull’Isola. Secondo Gustavo, invece, gli isolani discendono dagli Inca: dovrebbe esistere una corrente marina che dalle coste peruviane ha aiutato i primi esploratori nel loro viaggio.

Scegliete voi la teoria che vi piace di più. Per quanto riguarda quella di Gustavo, l’unico fatto che è stato provato è che ci sono stati degli scambi con il continente (lo testimonia la presenza della patata dolce sull’Isola). Ma da qui a dire che lo scambio sia stato con gli Inca.

Il fatto è che in questo continente, tutto può essere (in America Latina, se ci andate, scoprirete la magia esiste ancora): fisicamente in alcuni tratti si notano rassomiglianze fisiche con i peruviani, e anche alcuni piatti tipici hanno un tocco peruviano. Però effettivamente, come mettere in dubbio anni di studi ufficiali?

Il mistero delle statue, invece, non è poi così tanto un mistero: all’interno dell’Isola si è rinvenuta la “fabbrica” dove questi giganti si costruivano fisicamente, e come poi venivano trasportati.

Quanto alla loro funzione, sono dei mausolei dove seppellivano personaggi illustri e appartenenti alle famiglie nobili della comunità di appartenenza. Si sa, l’uomo ha sempre sentito la necessità di costruire una simbologia intorno alla morte, basti pensare alle piramidi in Egitto.

Mausolei, quindi, da un lato. Dall’altro si è notato come i Moai abbiano il volto sempre rivolto all’interno dell’Isola, e non verso il mare. Perché?

Anche qui ci sono due teorie. Secondo alcuni, i Moai guardavano all’interno dell’Isola per sorvegliarne gli abitanti, fungevano da monito; secondo altri, è perché visti di spalle e da lontano, era più facile farli scambiare per giganti che proteggevano l’Isola dai pochi marinai temerari che si avventuravano fino a lì.

Una doppia funzione quindi: proteggere l’Isola dall’interno (possibili delinquenti, o meglio, persone che non rispettavano le tradizioni) e dall’esterno. Una piccola curiosità: sull’Isola non esistevano prigioni.

E dove si voleva scappare se intorno c’è solo il mare? Se si guarda l’Isola dall’alto di una collina si riesce perfino a scorgere la curvatura terrestre. Effetto ottico o verità? Chi lo sa, tutto può essere.

In questi posti è come se la natura, così selvaggia ed armoniosa, riesca ad influenzare tutto l’ambiente circostante. È difficile da spiegare. Forse sono io naturopatica…ma là, sull’Isola, si respira aria magica, questo è sicuro.

E poi ci sono così tante leggende. Come quella del Tangata Manu, che comunque trae le sue origini da una vecchia tradizione dell’Isola.

Tangata Manu in spagnolo viene tradotto con “hombre pájaro”, uomo passero o uomo uccello: in realtà tradotto in italiano perde tutta la poetica e fa solo ridere. Meglio utilizzare la terminologia pasquense.

Dovete sapere (per non iniziare con il classico “c’era una volta”) che tanto, tanto tempo fa sull’Isola, così fertile e dove la vita scorre serenamente, ci fu un periodo di sovrappopolazione e scarsità di risorse. Anche perché quasi tutti gli alberi, che una volta la ricoprivano, erano stati usati per costruire i Moai.

Questo fenomeno portò a una forte crisi di risorse per gli abitanti del posto…che iniziarono una serie di guerre fra tribù per il controllo del territorio – e con esso degli alimenti. Durante questi anni bui nessuna pratica venne esclusa, nemmeno il cannibalismo. Giusto per orientarci, stiamo parlando del 1600-1700 circa.

Dopo anni di guerre riuscirono a trovare un equilibrio con il Tangata Manu, colui che grazie al suo coraggio ed abilità sarebbe riuscito a governare l’Isola in modo pacifico, riportandola alla tranquillità iniziale. Ma cosa bisognava fare per diventare un Tangata Manu?

Non era tempo di elezioni, e nemmeno dei nepotismi tanto cari alla politica italiana (ma non solo).

Per essere Tangata Manu, gli sfidanti dovevano lanciarsi nel mare dalla cima del Rano Kao, un dirupo che quando l’ho visto mi sono venute le vertigini, pieno di scogli. Mamma mia, altro che bunjee jumping.

Dopo il salto, l’aspirante doveva nuotare fino ad un’isoletta minore, chiamata Moto Nui, e prendere il primo uovo del passero che là vi nidifica tutt’oggi (la sterna frusciante), riportandolo indietro intero (nuotando e scalando la scogliera prima “comodamente” saltata).

Chi tornava primo con l’uovo sarebbe stato il Tangata Manu, sovrano illuminato del popolo Rapa Nui.

Questa tradizione durò fino all’arrivo del colonialismo cileno…ma le immagini (non solo nei souvenir, anche nei tatuaggi e abiti locali) del Tangata Manu sono ancora molto, molto presenti nella società pasquense.

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LIBRI

Le rose di Atacama

"Le rose di Atacama" di Luis Sepulveda - Teadue, 2008

Patagonia Express

"Patagonia Express" di Luis Sepúlveda - Guanda, 1999



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