Da Venezia ad Auronzo di Cadore. E poi ancora più in dentro. Fra le montagne. Fino ad arrivare davanti alle scintillanti acque del lago di Misurina, frazione della suddetta cittadina del Cadore, a quota 1754 metri sul livello del mare.
Una tonificante colazione in quel di Padola di Cadore, placida cittadina montana, e poi via. In macchina. Salendo, scendendo, e poi salendo di nuovo. Si oltrepassa la chiesetta di Sant’Anna, e poi si tocca il Passo di Sant’Antonio. Da lì inizia la discesa. Ed è tutto un tornante.
Pochi chilometri ma il tempo si allunga per le continue curve. C’è anche un incontro ravvicinato con un mulo lungo la strada. Terminate le presentazioni, si riparte e finalmente si arriva ad Auronzo. Una moderno-antica cittadina d’alta quota. Guardata amorevolmente dalle Dolomiti che si controllano ogni giorno la “cresta” nelle acque del lago di Santa Caterina.
Per chi viene diretto ad Auronzo, senza soste in altre zone del Cadore, a dargli il benvenuto ci sono i Leoni di pietra. Un chiaro ricordo dei rapporti con la Serenissima, dopodichè è un tripudio di Natura. Lo sfondo delle Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, la Croda dei Toni, il Corno del Doge, dettano la loro legge. Di pace e bellezza.
Si prosegue. Direttrice per Cortina, o per Misurina. Si viaggia con il bosco a destra e sinistra, poi finalmente, irrompe la vallata aperta. Un sole accecante ci prende per mano (e per l’anima) e ci conduce verso quello che è il lago naturale più grande del Cadore, con un perimetro complessivo di 2,6 km e una profondità di cinque metri.
Finalmente si lascia la macchina. Si cammina. Si compra qualche souvenir. Si “gusta” qualche souvenir. Un posto così magico non può ovviamente essere esente da qualche leggenda, e anche Misurina non fa eccezione.
Si va dalle lacrime della piccola Misurina che formano l’omonimo lago, per la perdita del padre tramutato in montagna, a un’alta storia simil Romeo-Giulietta.
Tornando al presente, Provo a tastare le mie capacità di lanciatore di sassolini nel lago, ma quello che ne ricavo è solo un goffo pluf nelle acque e nulla di più, invece degli auspicati tre-quattro salti consecutivi.
Guardo il panorama. Mi sento circondato. Protetto. Sfidato. Da qui posso arrivare in autobus fino al Rifugio Auronzo (2320 m.), e quindi partire per il rifugio Lavaredo (2344 m.), costeggiare le Tre Cime di Lavaredo, andare fino al Rifugio Locatelli (2438 m.) e magari pranzare al Pian della Cengia (2528 m.).
Ma questa è un’altra storia. Sono più storie. Saranno sempre nuove storie.





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