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Micene, alla scoperta del mito - foto : Micene: Porta dei leoni © Giasco
Micene: Porta dei leoni © Giasco

Micene, alla scoperta del mito

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Salgo faticosamente verso la montagna, il sole incendia la terra.

Dovunque, ruderi, pietre, muri rasi al suolo, che solo a un appassionato di storia greca o di archeologia classica, richiamano immediatamente alla mente lo splendore e la forza della civiltà madre di tutta la Grecia.

Spira una brezza salubre, impregnata di aromi di piante aromatiche. Micene, in una giornata di fine agosto, mi abbaglia con la potenza della sua storia. Nella mia mente, si rincorrono i miti degli antichi poemi e delle prime tragedie: Agamennone, Ifigenia, Clitennestra, Egisto.

Ho da poco lasciato la tomba di Atreo, a qualche centinaio di metri di distanza dal sito principale, una splendida sepoltura a tholos, un perfetto esempio di costruzione architettonica di epoca antichissima, circa 14 secoli prima di Cristo.

Mostra l’alto sapere tecnico dei micenei, che si perse misteriosamente, poi, per quasi ottocento anni.

Secoli in cui alla potenza dei blocchi ciclopici si sostituirono case di paglia e fango; semplici statue di terracotta si veneravano in Grecia, al posto degli enormi idoli monolitici di Micene.

La salita mi porta in una zona ricca di sepolture circolari, scavate nel terreno, che hanno restituito importanti tesori nel XIX secolo: maestosi corredi con oro, gemme, coppe e armature istoriate.

E’ qui che fu ritrovata la celeberrima maschera di Agamennone, di cui si può ammirare una splendida riproduzione nel museo del sito archeologico, oltre ai numerosissimi altri reperti rinvenuti.

Ci sono grandi anfore e crateri, gioielli, alcune bambole di terracotta, le tracce di un affresco con una figura di donna, messa di profilo.

C’è un’aura particolare, un alone di dignità e luce che impregna questi resti, un’energia millenaria ed arcaica che si sprigiona dalle mura immani.

Qui si apre la celeberrima Porta dei Leoni, la via d’accesso ai palazzi reali, due leoni affrontati con testa in oro. Adesso è scomparsa.

Dall’alto, una vasta pianura si apre davanti ai miei occhi. Il paesaggio è mozzafiato: a destra, la pianura punteggiata di innumerevoli città, rocche, alberi d’ulivo a perdita d’occhio, a sinistra, in lontananza, il mare, che nell’antichità lambiva più da vicino la città.

Il sovrano poteva controllare tutto, le veloci navi nemiche dall’acqua, i pericoli dalla terra. Qui, tra questi resti, cammino.

E’ difficile immaginare che fossero le camere dei signori, il granaio, le stanze di servizio, ora che sono solo massi ricoperti di erica e timo, ricovero per formiche e grilli.

Micene adesso si perde nella montagna su cui è adagiata, il colore delle pietre è tale da fondersi con la terra circostante.

E’ il tipico paesaggio greco fatto di arbusti, massi, piccole piante, ulivi, pastori in lontananza, greggi di pecore e di capre, che si spingono a brucare fino ai resti dell’antica città.

Sembra che Micene la potente e la guerrafondaia sia divenuta una città pacificata con l’ambiente, perfettamente fusa con esso, raggiungendo l’agognata condizione di pace.

Colta da una profonda vertigine, la tentazione è quella di abbandonare il gruppo e perdermi in queste montagne di sole, in questo luogo ricco di storia, tornare indietro nel tempo, fondermi con il mito, danzare con esso, essere Clitennestra passionale, Ifigenia sacrificata.

Poi respiro e ritrovo l’equilibrio. E rimango, con il cuore in gola, ammaliata dalla bellezza di questo paesaggio che ha scavalcato i confini del tempo, fino a diventare mito esso stesso, fino a divenire leggenda più dei suoi stessi abitanti.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Tanti viaggi

"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011



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