Storia e bellezza. Il tempo che s’inchina alla dedizione umana. Ed ecco ritornare alla luce, come una Pompei ritrovata, piccoli frammenti di un passato da riscoprire, per riappropriarsi di un luogo dove il tempo sembra essersi magicamente fermato. Benvenuti nell’antica Metamauco (Malamocco, VE).
Situata nell’isola del Lido di Venezia, trattasi di uno dei siti più antichi della Laguna e il primo insediamento fin dal lontano anno 742, del dogado veneziano. L’antico borgo medievale, dopo secoli di decadenza e abbandono, è stato oggetto in questi anni una radicale opera di riqualificazione, che l’ha portato a ridiventare una “piccola Venezia” tra mare (Adriartico) e laguna.
I tanti attori artefici di questo recupero (Soprintendenze di settore veneziane, l’Equipe Veneziana di Ricerca e la Municipalità del Lido/Pellestrina) hanno creato nello storico Palazzo del Podestà, uno spazio espositivo-didattico dove poter ammirare ceramiche con un fine ben preciso: radicare e consolidare nelle nuove generazioni il senso di appartenenza a una comunità.
Eccomi arrivato. Non faccio tempo a prendere l’ombrello che il sole inizia già a spazzare via le nubi. Prima di entrare però, faccio qualche ispezione della zona. Camminare per Malamocco è molto particolare. Un po’ come nell’isola vicina Pellestrina. Entrambe hanno calli e campielli veneziani, ma ci sono le strade con le macchine.
Entro nel museo. È una sala sola (in programma però ce n’è un’altra). Sento le fusa di ogni singolo oggetto esposto che vorrebbe essere ammirato per primo. Viaggio fra il monocroma delle scodelle, le decorazioni geometrico-vegetali, le ceramiche graffite con varie raffigurazioni (femminili, maschili, floreali, di fauna).
Approfitto del mio anticipo pre inaugurazione per non lasciarmi sviare dalla sicura confusione che tra poco vi si riverserà. Rivedo il borgo di cinque secoli fa. Sento il calore degli antichi forni per cuocere la terra. E le voci del mercato mentre un caratteristico boccale viene forgiato e poi dipinto a mano. Ne percepisco la potenza creatrice.
L’urto inconsapevole con un visitatore mi fa ritornare nel XXI secolo, e a quel punto vado alla ricerca di informazioni. Entro nei dettagli della graffita tipo spirale-cerchio (1250-1330 circa), la più antica ceramica veneziana il cui motivo è ispirato alla ceramica bizantina tipo Zeuxippus.
I secoli avanzano, e dal tredicesimo secolo arrivo fino al quindicesimo, passando per il mondo della graffita arcaica padana, evoluta e tardiva; passeggio fra la ceramica prerinascimentale e rinascimentale, la protomaiolica pugliese (e tipi affini ingobbiati e invetriati) e le maioliche proveinienti dall’area umbro-laziale e dalla Spagna.
Avrei voglia di prenderne una in mano. Sentire l’odore delle epoche conservate. Forse ha proprio ragione il consigliere della Municipalità del Lido, Stefano Stipitivoch, quando dice “Conoscere il proprio passato significa poter affrontare con speranza il futuro”. Nell’aspettare l’autobus, davanti a me la strada mi ricorda ciò che ancora devo fare.





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Esperienze e iniziative come quella di Malamocco rendono agevole anche ai bambini l’apprendimento, altrimenti di non facile assimilazione, di modi di vivere che sono anche nostri: contemporanei.
Oggetti come l’olla, il boccale,i disegni sui frammenyi di ceramiche antiche trasmettono conoscenza diretta anche ai profani della materia e lasciano messaggi a chi li incontra …con apertura, curiosità, desiderio di imparare.
L’articolo tratta l’argomento con disinvolta partecipazione e fa comprendere che i musei non sono regni della polvere ma parte vivente e integrante della nostra vita.
ciao Caterina, sono d’accordo con te. Il museo deve essere un viaggio alla scoperta di nuovi mondi, da far toccare con man, tanto ai piccoli quanto ai grandi…ciao ciao