Uno dei luoghi più brulli del pianeta, arso dalle temperature estive che spesso superano i 40 gradi e creano giochi di luci deliranti sulla sabbia. E’ il deserto di Giuda, in Medio Oriente. Qui, regna incontrastato da sempre un solo sovrano. Il nulla.
Cisgiordania, lembo di terra dove si trovano le rovine di Gerico, una delle località più antiche della Terra. Nei pressi del Mar Morto si trova anche Sodoma, la città, per antonomasia, del peccato e Israele offre la vista della roccaforte di Masada, patrimonio Unesco.
Qui c’è la storia. In mezzo al silenzio del deserto. Qui, ci sono Paesi talmente vicini tra loro, non solo confinanti geograficamente, ma intrisi l’uno del passato dell’altro. Qui siamo tra Giordania, Israele e Cisgiordania.
Il caldo è incessante. L’aria è talmente rarefatta e bruciante da respirare a bocconi. Sembra di avere un asciugacapelli accesso, alla massima potenza di calore, proprio davanti al volto. Non c’è tregua, nemmeno la notte.
Il Deserto di Giuda, dalle dune alte e dalla forma un po’ spigolosa, circondato dalle colline rocciose e dai Monti di Giudea, è il luogo dove Gesù trascorre 40 giorni in ritiro spirituale. E’ denso di suggestioni, di emozioni rese dal paesaggio, ma anche da ciò che trasuda. Il luogo è relativamente piccolo, circa 1.500 chilometri quadrati, visitabile in una giornata esplorandolo da un lato all’altro ed è perfettamente preservato. Inviolato. Sembra di essere fuori dal mondo, quasi su un altro pianeta. Sulla luna, com’è nell’immaginario collettivo.
La linea irregolare del profilo delle dune si spezza solo quando incontra un’oasi e allora le tinte oro, platino, arancio, rosso, ocra del deserto di Giuda si trasformano in azzurro. Azzurro delle cascate e delle piccole piscine naturali. Una novità per lo sguardo che, poco alla volta, si abitua ad osservare distese di sabbia, roccia e pietra calcarea. Questo sito racchiude in se, prezioso come una perla nella sua ostrica, splendide riserve naturali e, come ogni deserto, è più vivo di quanto si pensi.
Se si resta immobili, seduti sulla cima di una duna, si può ascoltare la voce del deserto. E’ sottile, appena udibile, dal suono un po’ sordo. E’ il vento che, anche se pare non soffiare, smuove ogni granello di sabbia e crea una sorta di musica, di fruscio. E’ così che parla il deserto. A chiunque. Ma ascoltarlo non è da tutti.




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