A Massawa il sole batte così forte che nelle ore centrali della giornata è impossibile uscire di casa. È di primo mattino, e di notte, che la città regala le emozioni migliori. Nel dedalo di viuzze del centro gli edifici bombardati e quelli antichi e quelli semplicemente lasciati andare si confondono e danno vita a un posto surreale e a tratti spettrale: il set cinematografico perfetto per un film noir ambientato nel corno d’Africa.
Il vento corre veloce in quegli angoli di vita passata e fra la polvere e le macerie ogni tanto sbuca un bambino ad attraversare il vicolo di corsa, e così come è arrivato scompare, senza lasciare traccia.
L’unico movimento visibile durante il giorno è quello del porto, non più attivo come un tempo, ma comunque importante per il Paese. Da lì arrivano zucchero, petrolio e altri beni di prima necessità. Caricati su vecchi camion massicci della Fiat, risaliranno verso l’altopiano su una strada piena di buche e di curve, attraversando coraggiosamente prima il deserto e poi le montagne.
Al tramonto una luce tenue e brillante si posa su tutte le cose e le riporta in vita. Relitti di navi, comprati e smistati in mare, scintillano come fossero oro e riportano con la mente all’epoca dei grandi commerci e del movimento portuale.
Le montagne di sale, immobili, si stagliano verso il cielo, silenziose, e scintillano della sua luce. Gli edifici, sventrati dalle bombe, assumono contorni più definiti e si lasciano finalmente ammirare. Ed è facile perdersi in castelli di epoche remote, di principi, spezie e profezie.
Quando il buio cala, il faro si accende e così la vita a Massawa. I bambini spuntano da ogni dove e corrono qua e là, rinnovati da un’energia a cui il calore del giorno non lasciava spazio. Donne ricoperte di veli si acquattano agli angoli degli edifici, davanti a loro un piccolo banchetto con sigarette, uova e spezie. Passeranno lì tutta la sera, alcune tutta la notte, a guardare la vita che corre per strada e a vendere le loro quattro mercanzie.
I gatti escono dai loro nascondigli e vanno a zonzo, con l’andamento lento di chi si è appena svegliato. I loro occhi attenti si muovono nel buio come fari e lanciano presagi dall’ aldilà. Viene da pensare che siano loro i veri custodi del segreto di Massawa e del suo richiamo (Mitsi’wa, in lingua tigrigna).
Dagli angoli bui delle strade giunge una musica conosciuta. La seguiamo, come un richiamo nella foresta. Ma ecco che presto ne udiamo un’altra e allora cambiamo ancora direzione, muovendoci alla cieca nel dedalo di viuzze.
Ogni bar suona la sua, e sono tanti i bar a Massawa, nonostante la abitino in pochi. Finché una luce, alla fine, non ci inviterà ad entrare. L’offerta sarà sempre la stessa: birra Asmara, arachi e gin, e quando si è fortunati del cognac. L’ambiente sarà sempre semplice e ridotto, quattro tavolini e qualche gatto a zonzo, e le facce sempre belle.
Il tempo si dilata, le parole scorrono lentamente, e la vita sembra tutta lì, semplice e lineare, senza trambusto. Fino a che l’aria calda si mette a girare intorno alla testa, e inizio a sbadigliare, in preda a una pesante sonnolenza. Da un momento all’altro, avrò voglia di chiudere gli occhi e abbandonarmi al mondo dei sogni. Assopita su una branda fuori dalla porta di casa, mi lascio accarezzare dal vento, e cullata dal rumore del mare, mi assopisco, per risvegliarmi in mondi lontani.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





GRAZIE – ATTRAVERSO IL SUO ARTICOLO HO RIVISSUTO LA MIA SPLENDIDA PERMANENZA AD ASMARA E A MASSAWA-
bellissimo , non ci sono mai stata ma questo articolo è fiabesco !! viene voglia di andarci subito
grazie
Bellissimo, Luisa!
I tuoi racconti, già ascoltati per voce, li hai splendidamente raccolti in queste righe, che fanno proprio venir voglia di partire!
Un abbraccio
.a
Le immagini parlano da sole….Mi auguro che la situazione sia in fase di ristrutturazione e che il bel porto possa riprendere la sua fiorente attività…
Silvano