Gira il mappamondo, gira fino a quando il dito si ferma su quella che sembra una macchiolina che, in realtà è una terra d’Africa. Il Marocco.
Qui, la magia è di casa, ma non solo quella resa dalle atmosfere uniche del deserto sabbioso e delle innevate cime di Oukaϊmeden, nell’Alto Atlante, ma per gli innumerevoli capolavori in celluloide che fanno la storia del cinema internazionale.
”Otello” di Orson Welles viene girato in Marocco, sulla costa, “L’uomo che sapeva troppo” di Alfred Hitchcock ha come sfondo Marrakech, “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci si ambienta a Tangeri. Insomma, questo luogo incanta gli sguardi dei viaggiatori e le cineprese degli artisti.
E come potrebbe non esser così. Il Marocco è una continua scoperta. La sabbia sahariana, soffiata dal vento, si contrappone alla immacolata neve delle montagne dove si pratica scii. Il deserto, assolato, impietoso si distingue, invece dalle verdeggianti oasi coltivate, in mezzo al nulla.
Nella zona centrale del regno marocchino, si staglia uno dei panorami più suggestivi e affascinanti. La Gola del Dadès. Una meraviglia della natura. Una sorta di fenditura nella montagna che si estende fra i rilievi dell’Alto Atlante a nord e la frastagliata catena del Jebel Sarhro a sud.
Una scultura di rocce, montagne, colline, anfratti e canyon nei quali i raggi del sole filtrano soltanto in alcune ore del giorno. Si insinuano timidamente a mostrare la propria luce e a creare geometrie di forme. E’ qui che si trovano molte oasi, palmeti e numerose kasbah. Tanto che l’intera Gola viene definita la valle delle mille kasbah.
Il tragitto per raggiungere la Gola si snoda attraverso una serie di curve e tornanti che, di solito, rendono poco piacevole il viaggio a chi soffre di mal d’auto. Le strade sembrano serpenti d’asfalto che si muovono, sinuosamente, sul terreno rossastro. Una giostra di salite e discese. Un giro sulle montagne russe. Ma il disagio è ricompensato dalla vista.
Tra mandorli e fichi, kasbah da attraversare, si raggiunge la Gola al cui interno sono adagiati, come a riposare, sorgenti e piccoli laghetti tra le rocce. Si può anche camminare nel letto di un fiume in secca, durante il periodo estivo.
E’ un modo per scoprire cosa cela il fiume, quando è svestito del suo manto liquido. La Gola stessa, un tempo, accoglie un corso d’acqua imponente del cui scorrere, oggi è libera.
Questa è terra per appassionati di trekking, per amanti della natura, dei paesaggi e degli ambienti dal potere attrattivo.
Ci sono solo pochi alberghi in cui è possibile alloggiare, ma bisogna considerare anche che la corrente elettrica scarseggia e la sera non sempre è disponibile. Inoltre, in virtù della conformazione del Dadès, il buio cala piuttosto presto, in quanto le montagne sovrastano la vallata. La chiudono dall’alto come uno scrigno.
Nelle parti in basso, la vegetazione è di un verde intenso, pur se le pareti del Dadès sono aride, sterili e, a tratti, dalle forme bizzarre ed eterogenee. Forme che, secondo le leggende del posto, ne ricordano gli antichi abitanti. Quelli che, una volta, vivono in simbiosi con la Gola. Per tale motivo, una determinata zona del Dadès, è chiamata la valle dei defunti.





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anni fa sono stata in marocco “di passaggio”.
mi è rimasto incastrato in gola, come una lisca di pesce traditrice e da allora non vedo l’ora di ritornarci, seriamente.
grazie
Ciao Elisa.
Metafora perfetta x descrivere qualcosa che vorresti assolutamente rivedere. Ti auguro di partire presto x il Marocco e grazie per il tuo commento.
Ciao Monica .
come sempre brave nella descrizione dei particolari..
Mi fai venire voglia di org un viaggio per marocco…
Grazie Elida,
sei sempre gentile.