Negli occhi ho tutti i Paesi Bassi. Si distendono davanti a me nel parco di Madurodam, dove sorge l’Olanda in miniatura. Cammino lungo le stradine che dividono i trecento edifici realizzati sui 18 mila metri quadri alla periferia de L’Aia. Solo l’altezza, in scala 1:25, tradisce la realtà: sembra davvero di essere dentro un’intera Nazione.
Questo luogo, che ogni anno attrae centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, è il frutto del lavoro giornaliero di 35 persone. Sono loro a mantenere vivo un sogno: quello dei genitori di George Maduro, tenente originario di Curaçao (Antille Olandesi), morto nel 1945 a Dachau.
E’ a lui, combattente per la libertà contro gli occupanti nazisti, che è dedicato il parco. Parco costruito con il denaro di suo padre e sua madre per devolvere il ricavato al sanatorio degli studenti: giovani sfortunati cui regalare un sorriso, una speranza, un futuro migliore.
I lavori iniziarono nel 1950 e terminarono nel 1952. Il due luglio dello stesso anno Madurodam venne inaugurato alla presenza dell’allora principessa Beatrice, che ne divenne sindaco, rinunciano poi alla carica quando salì al trono dei Paesi Bassi.
Oggi, il primo cittadino della più piccola città olandese viene nominato da un gruppo di 25 alunni delle scuole della regione. E sono proprio i più piccoli a coinvolgere gli adulti in questa scoperta dell’Olanda in miniatura.
Lo testimonia la lunga fila che ho dovuto fare all’entrata: genitori strattonati dai figli per gettare il primo sguardo sul parco circondato dal verde. Un verde reale, curato con attenzione e rispetto. Gli alberi a foglia piccola e gli arbusti che cingono Madurodam non superano i 60 centimetri d’altezza grazie a frequenti potature, altrimenti potrebbero arrivare sino ai 15 metri.
Se in passato veniva usato il legno, oggi si preferisce il materiale sintetico: i modelli, esposti alle intemperie tutto l’anno, devono durare circa trent’anni. Ecco perché nulla viene lasciato al caso e la manutenzione è quotidiana.
Me lo ha spiegato uno degli incaricati del parco: “Stiamo attenti perché tutto funzioni bene, soprattutto i congegni elettrici come l’illuminazione, i tram e i treni”. Infatti qui c’è la ferrovia modellino più lunga del mondo: quattro chilometri attraversati da 13 trenini che farebbero la gioia di mio figlio.
Poi c’è la cura delle 4542 vetture e camion, dei 15 aeroplani e delle 40 navi che si adagiano nello specchio d’acqua vicino all’entrata. “A tutto questo si devono aggiungere – mi ha detto ancora il curatore – i 66mila abitanti della nostra città”. Statuine colorate dalle fattezze umane perfette che richiedono molta lavoro.
Le vedo “camminare” ovunque, mentre cammino a fianco delle grandi città olandesi: le attrazioni principali de L’Aia, Amsterdam, Rotterdam, Utrecht si alzano ad altezza uomo per raccontarsi e raccontare uno Stato.
Continuo a cercare l’Olanda, e ogni passo in più è uno scenario di simboli veri: i mulini a vento nella campagna, i fari della costa, le vecchie abitazioni di un tempo passato col tetto in paglia.
Prima di uscire, mi fermo davanti alla casa di George Maduro: ha la targhetta numero uno, la prima del percorso del parco, che si può anche seguire come uno preferisce, facendosi un itinerario proprio.
Dietro l’edificio c’è una targa commemorativa con scritto: “In lui, i Paesi Bassi onorano gli eroi del conflitto del 1940-45”. Chino la testa in segno di rispetto.
INFORMAZIONI UTILI:
Come arrivare dall’Italia: KLM
Come arrivare da Amsterdam: Nederlandse Spoorwegen (Ferrovie Olandesi)
Dove alloggiare: Hotel Carlton Ambassador
Dove mangiare: Restaurant Maxime
Il parco di Madurodam: l’Olanda in miniatura





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