Il mantello rosso porpora sventola davanti agli occhi scuri, le spade sguainate e luminose brillano sotto la luce del sole, mentre l’incitazione degli spettatori sale e si trasforma in rumore. Ansia, palpitazione, agitazione. Tutto è condensato qui, in questo luogo, tanto amato dal popolo spagnolo e tanto avversato da altri. Plaza de Toros. L’arena della corrida di Madrid.
Spagna. Bellissima e colorata terra. Regno dei Borboni e della movida. Ricca di storia, di passione per l’arte, di cultura. E proprio cultura, i madrileni ritengono sia la corrida. Non tanto e non solo uno sport, ma un vero e proprio evento culturale. Che ne pensino i tori, in tal sede, non è dato sapere. Non discutiamo la leicità della manifestazione, ma il suo esserci. Il suo essere parte di Madrid, capitale spagnola.
Plaza de Toros, conosciuta anche come circo taurino, deve la sua origine a tempi antichi e l’arena stessa è una suggestiva costruzione, molto elegante e ornata in colorato stile arabeggiante che può ospitare oltre ventimila persone. Si presenta come un enorme anfiteatro, a forma circolare con gradinate e servizi che circondano lo spazio centrale dove si svolge lo spettacolo taurino.
E’ la più ampia arena della Spagna. Posta nel quartiere Salamanca della città, la sua costruzione risale al 1918 e dura undici anni. Viene inaugurata ancora più tardi, nel 1931. La stagione della corrida va da marzo ad ottobre, mentre nei restanti mesi l’arena è aperta al pubblico per visite guidate e concerti di vario genere. Un momento ottimale se si vuol conoscere anche questo aspetto di Madrid senza assistere alla “lotta” tra il matador, a cavallo, e il toro.
L’ingresso alla corrida è sul lato più nascosto dell’arena. In inglese e in spagnolo, la guida conduce i visitatori nei segreti di questo mondo. Nonostante la Plaza de Toros sia ritenuta un museo, non mancano cartacce, lattine vuote sparpagliate ovunque e un pizzico di trascuratezza.
L’interno trasuda storia, quella dei toreri e delle loro vite, dei loro successi e anche della loro morte. Sotto i portoni in legno, grandi, imponenti, decorati, passano, nei decenni trascorsi, i più importanti personaggi della storia della corrida madrilena. E solo i migliori, quelli che collezionano vittorie e le orecchie del toro sconfitto, vecchia usanza, possono valicare la porta più alta.
In molti sognano di attraversarla. Accanto ad essa, a destra e a sinistra, sono esposti dei murales. Uno di questi elenca i nomi dei più noti toreri uccisi dai tori e sugli altri vengono ricordati i “maestri”. In particolare Manolete.
Tra i più celebri toreri spagnoli di sempre. Al secolo Manuel Rodríguez Sánchez, morto nel 1947 dopo uno spettacolo e un’errata trasfusione di sangue. Il generalissimo Francisco Franco decreta tre giorni di lutto nazionale. Ricordato anche nel film del 2007, del regista olandese Menno Meyjes con Adrien Brody nella parte di Manolete e Penelope Cruz che interpreta la sua amante.
Al centro dell’arena, con i piedi che calpestano la sabbia e il terreno su cui si muovono preda e predatore, con lo sguardo che osserva, da ogni angolazione, gli spalti, compreso quello della famiglia reale, sembra di udire i suoni, i rumori, la confusione delle voci degli spettatori, il respiro pesante dell’animale, quello ansioso del torero, tutto all’unisono.
In un modo o nell’altro, lo spettacolo, una volta iniziato, deve finire. E in una sola occasione, data la bravura del matador e la resistenza del toro, prima che questi fosse ucciso, una mano alzata, ben visibile, con questo gesto, gli risparmia la vita. E’ la mano del re spagnolo.
All’uscita dall’arena, nella piazza davanti all’edificio, fa capolino la scultura di un torero che saluta, con il proprio copricapo in mano, Alexander Fleming, scopritore della penicillina. Il suo mezzo busto è un omaggio all’uomo, in quanto grazie alla sua medicina, molti toreri si salvano con all’uso di antibiotici, mentre prima periscono spesso per infezioni dovute alle ferite riportate.





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Ho visitato Madrid ed altre città della Spagna. Come cittadino italiano nel dare giudizi sulla vita sociale e politica della Spagna mi ha reso orgoglioso solo, la legge contro il fumo nei locali pubblici e la legge a favore degli animali. Grandi esempi di civiltà che devono essere trasmessi anche al popolo della vicina Spagna perchè il rispetto per l’uomo e per l’animale è degno solo di un uomo civile e moderno. Anche gli animali hanno una dignità ed il loro sacrificio della macellazione, ai quali sono destinati,allo scopo di nutrire l’uomo, va rispettato in ogni direzione.La morte spettacolo, di qualsiasi genere è solo espressione di inciviltà che appartiene al passato e non è degna di un popolo civile. Invito le autorità politiche italiane a convincere quelle spagnole affinchè venga abolito al più presto uno spettacolo definito tradizionale solo per giustificare una parte di economia che contribuisce al prodotto interno lordo.Tutti coloro che condividono il mio pensiero, possono scrivermi per dar luogo ad un movimento antitoreros per una morte dignitosa di qualsiasi essere vivente. Vittorio