Il frastuono della gente in movimento, lo stridere delle ruote dei trolley sull’asfalto, il via vai dei tassisti, i soliti saluti davanti al treno. E’ lo scenario canonico di una stazione ferroviaria. Una come tante. Ma tra le tante c’è un luogo in cui i treni arrivano a destinazione a due passi da una piccola isola tropicale.
Madrid, capitale della Spagna. Città cosmopolita, vivace, frenetica. Città dei colori, della musica in strada, del folklore, della libertà. Attrattiva per molti viaggiatori che desiderano scoprila e che, quando la lasciano, la ritrovano dentro di se e comprendono che la vera forza di Madrid, in realtà, è nell’aria. E’ nei madrileños.
Qui, a nord della città, si trova la Estación de Atocha, una stazione moderna, luminosa, centrale, molto grande e provvista di vari servizi correlati, non solo alla rete ferroviaria, ma alle esigenze d’attesa, al benessere dei viaggiatori. Tristemente nota per l’attentato datato 11 marzo 2004, prima attribuito all’Eta, il gruppo terrorista separatista basco, poi rivendicato da Al Qaeda.
Ma ad Atocha non ci sono solo viaggiatori. Mentre in molti si sottopongono ai controlli di sicurezza, tipici degli aeroporti, per l’accesso ai treni, altri si dilettano a poltrire, semplicemente. Si godono le piante dalle gigantesche foglie, le azalee nei piccoli specchi d’acqua, osservano le numerose tartarughe che si arrampicano sui sassi. E tutto questo proprio nella stazione ferroviaria.
Madrid, infatti, ha trasformato una parte de la Estación de Atocha in un’isola tropicale. E’ un vero e proprio giardino con ricche piante, dalle altezze che quasi sfiorano le volte di ferro e che rappresentano il “cielo” di quest’isoletta.
Costruita nell’Ottocento, sotto la direzione di Alberto del Palacio Elissagne e di Gustave Eiffel, lo stesso disegnatore della famosa torre parigina, presenta il tetto in stile Art Nouveau e una serra che copre quattro mila metri quadri con oltre cinquecento specie di piante, tra cui le carnivore e le acquatiche. Simbolo della crescita sostenibile, del rispetto per l’ambiente, la città omaggia la natura portandola nel luogo più impensato.
La pianta dell’isola si può ammirare dall’alto, appena entrati in stazione. Su una sorta di balconata panoramica, accano alle scale mobili, gli sguardi stupiti si moltiplicano. Alcuni si recano qui pur non dovendo partire, ma solo per guardare. L’isola è lì davanti. Le sue palme di un verde luminoso, le sue piante fiorite, il suo piccolo bosco fitto, le vasche d’acqua per i pesci e per le tartarughe. Insomma, il polmone verde dei treni.
Inutile dire che, per mantenere la temperatura tropicale, oltre al caldo interno, il giardino viene illuminato da lampioni ai quali sono applicati degli umidificatori. In pratica, l’aerosol delle piante. Viaggiatori in attesa del treno, turisti, semplici curiosi e madrileni in pensione si riuniscono qui.
Passeggiano lungo i viali del giardino, si siedono sulle panchine all’interno dell’area. Leggono il giornale, fanno quattro chiacchiere, bevono un caffè ordinato al bar. E i bambini si dilettano a salutare le tartarughe che, ignare dell’attenzione che suscitano, continuano a nuotare o a far niente.
E’ un modo per avvicinarsi alla natura pur restando a casa propria. Atocha è l’isola di Peter Pan che si è trasferita dal “luogo che non c’è” a Madrid. Forse, è poco comune visitare la stazione ferroviaria di una località, ma in fondo il treno è uno dei simboli del viaggio. E il viaggio non è solo un movimento fisico. E’ un bagliore nella vita del viaggiatore. E’ la finestra sempre aperta sul mondo.





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questa cosa è veramente interessante e non la sapevo affatto.
la trovo un’idea davvero splendida.
complimenti ai madrileni, e a te!
grazie, ciao
Effettivamente rende l’attesa del proprio treno molto + piacevole e suggestiva. Grazie a te Elisa. Ciao.