Reportage
Il Lago delle Fate © Fabio Castano
Macugnaga, magia al Lago delle Fate 2
Hai ancora negli occhi gli sguardi umani delle sculture di legno che hai incontrato salendo. Fai un paio di tornanti stretti. Senti il campanaccio al collo di tre mucche che ruminano pacifiche. Scorgi un riflesso verde in cielo. La luce bianca del giorno si tuffa nell’acqua del piccolo lago alpino e si inzuppa di un verde smeraldo. La pace di quello spazio alleggerisce ogni pensiero pesante che ti eri portato su, nella salita.
Il Lago delle Fate è un cerchio di acqua pura e gelida incastonato fra le montagne sopra Macugnaga. Il corpo roccioso del Monte Rosa è dietro che mostra le sue vette ancora imbiancate. Il vento tagliente crea movimenti geometrici con l’acqua in superficie. L’amo di un pescatore, appostato in attesa da ore, affonda vibrando senza troppe speranze. Vorresti saper dipingere quell’attimo e bloccare la visione con colori perfetti. Ti accontenti di accostare milioni di pixel sgranati pigiando il tasto della macchina digitale.
E in quel momento ti senti anche tu così: come un minuscolo punto di colore in quell’immagine creata da Dio in miliardi di anni. E che creerà ancora, ogni giorno, per tutta l’esistenza.
Passi da pensieri astratti e metafisici alla fame ispirata da un profumo succulento che esce dalle cucine del ristorante lì accanto. Dopo una camminata in montagna è quello che ci vuole. E anche seduto sulla terrazza del locale non puoi fare a meno di lanciare lo sguardo sul lago, oltre il lago. In cerca, forse, della luce di una fata che ti sorrida.
Vino rosso frizzante, polenta gialla e funghi. Un assaggio di formaggi, con al centro un velo di miele. Assapori i doni della terra, assapori il buono della vita. Poi, distratto, ti butti su un prato morbido, cullato dai tuoi stessi pensieri. La brezza che si è fatta soffice ti fa da coperta. Dormi di un sonno profondo, come solo in montagna può succedere.
Decidi di ripartire, attirato dal suono sordo del ghiacciaio. Segui il torrente che lì nasce e scappa via. Incontri una vecchia amica tra il verde dei boschi. “Tu? Qui? È piccolo il mondo!”. Scambi due chiacchiere veloci e la promessa di rivederla presto.
Arrivi fino alla neve. Ci passi sopra la mano dolcemente. Porti qualche fiocco alla bocca con un gesto istintivo. La neve diventa liquida. Dopo i primi passi del ritorno ti viene in mente una canzone. «Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo».
Sentimenti globali in viaggio
"L'amore a Londra e in altri luoghi" di Flavio Soriga - Bompiani, 2009
Il manuale dell’imperfetto viaggiatore
"Manuale dell’imperfetto viaggiatore" di Beppe Severgnini - Rizzoli, 2001






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Bellissimo, ci sono stato il 10/08/09.Salutoni.
Confermo Luciano. Posto bellissimo, e penso che in questa estate tropicale lassù abbia sempre fatto un bel freschino rigenerante. A presto.
Bello, incisivo, essenziale. L’articolo si presta ad una interpretazione, rapida,
da sogno.
Cristallino lo stile, trasparente l’atmosfera, il lago è simile allo specchio nel quale si riflette il cielo. Le fate sono nascoste nell’increspatura dell’acqua e nei fiori. L’elementare è già, di per sè, estremo.
Grazie
caterina
Grazie a te Caterina che hai letto questo mio articolo e fatto osservazioni davvero interessanti. Come l’ultima “L’elementare è già, di per se, estremo”. Io la metterei così: comunicare con essenzialità e semplicità è un lavoro duro e complesso, molto più semplice è comunicare con complessità, non credi? Dire tutto in cinque righe è molto più difficile che scrivere cinque pagine di cose inutili, per come la vedo io. Poi tutto è relativo e opinabile.
Grazie ancora,
Fabio
Non sono affatto d’accordo. Il lago delle cosìddette fate è un brutto lago artificiale che di fiabesco non ha nulla tranne il triste nome, già per altro abbondantemente sfruttato ormai ovunque, di un colore finto e torbido e con annesso bar turistico per amanti di un drink all’aperto su tavoli e panche in legno tipo picnic organizzato. Ci sono posti molto migliori intorno al Monte Rosa.
Ognuno vede stessi posti con occhi diversi Lorenzo. Anche io non sono d’accordo con il tuo commento. E riguardandomi le foto confermo che il posto mi è piaciuto molto.
Grazie del commento.
Fabio
Più che da Dio in miliardi di anni, il lago delle fate è stato fatto dall’uomo (è artificiale) sicuramente in molto meno tempo.
Mi stupisce che susciti tanta poesia..
Concordo con Lorenzo, intorno al Rosa ci sono posti molto più belli. E naturali.
Ripeto quanto risposto a Lorenzo. Concordo con Caterina, Luciano, Mario e Maria che hanno commentato l’altro articolo su Macugnaga.
A presto,
Fabio