Schiacciata dall’evento. Maastricht è così, conosciuta da tutti e da nessuno in realtà. Citata continuamente dai mass media come simbolo dell’Unione europea e poche volte analizzata come città in se, con tutte le sue particolarità, con l’insieme dei simboli collettivi che racchiude.
È il destino dei luoghi in cui sono accaduti eventi che hanno rivoluzionato la storia: rimangono incastrati nell’immaginario per quel momento, come fermati nell’ambra, e mai analizzati o vissuti nella loro reale essenza. Divenendo simboli di qualcosa restano degli involucri vuoti svuotati di tutto il resto.
Quanti sentendo il Ministro dell’economia citare Maastricht si sono chiesti come sia questa città, che caratteristiche abbia, o perché sia stata scelta per la firma della nascita del trattato europeo. Pochi credo, ma non per cattiva volontà: perché Maastricht è quello, è economia e politica, e nulla più. L’associazione automatica è in agguato.
Come in tutto, però, il rovescio della medaglia c’è. Può darsi che la notorietà di Maastricht per quell’evento abbia portato turisti in più, magari solo incuriositi dal luogo in cui c’è stata la firma. E che, una volta sul posto, abbiano scoperto una città che merita di essere conosciuta.
Basta scivolare attenti per le strade della città per annusare un clima cosmopolita, per sentire persone che parlano almeno quattro lingue diverse, per cogliere la cordialità degli abitanti e l’organizzazione efficiente dei trasporti e della comunità in genere.
Scambiando casualmente due parole si scoprono dettagli interessanti. Ero sul ponte nuovo in carbonio. Stavo gustandomi la vista del fiume Mosa e del ponte romano che era proprio davanti. Notai sulla destra come un arco che si protendeva verso le acque.
«Che cos’era quella costruzione, cosa stava ad indicare?», chiesi a un signore che si era fermato un attimo con la bicicletta vicino ad una panchina. «A quell’altezza c’era il più antico ponte romano della città che venne distrutto e poi sostituito da quello laggiù in fondo. Sono state fatte delle ricerche subacquee e gran parte del ponte giace ancora intatto sotto le acque». Ripresi il cammino affascinato ancora di più dalla storia della città.
Giorno dopo giorno mi è capitato di riempire l’involucro che mi ero costruito su Maastricht con visioni, storie, immagini, discussioni. Il simbolo superficiale stava prendendo uno spessore e una qualità inaspettati nei miei pensieri.
A poco a poco stavo aprendo la gabbia alla città che merita di essere libera. La prossima volta che leggerò Maastricht o qualsiasi altra città legata ad un evento su un quotidiano per me saranno luoghi a tre dimensioni, da scoprire e riscoprire.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




