Nel cuore della vecchia Lione, lungo la vivace e caratteristica rue Saint Jean, nell’elegante edificio rinascimentale chiamato “Maisons des avocats”, Casa degli Avvocati, il Musée International des Miniatures merita una visita dal turista che passa da quella che è considerata la Capitale dei Galli.
A pochi, forse, verrebbe in mente di entrare in un museo di miniature, eppure varcare la soglia della Maison des Avocats non significa altro che entrare nel mondo delle favole. Che cos’è una miniatura? Una riproduzione in scala estremamente ridotta di un oggetto o, addirittura, di un ambiente, come una chiesa, un teatro o un’aula scolastica.
Il museo, aperto nel 1990, ma trasferito in questa dimora del sedicesimo secolo soltanto nel 2005, presenta opere di artisti miniaturisti di ogni parte del mondo, in particolare quelle di Dan Ohlmann, ebanista e scenografo lionese vero e proprio artista della miniatura.
È proprio la sua vastissima produzione di miniature a costituire la parte più consistente della collezione presentata al museo. Si tratta di miniature iperrealiste, definite addirittura reali, data la loro precisione e la loro incredibile somiglianza con la realtà.
Forse sembrerà esagerato, ma parlare di perfezione non è un’iperbole nel caso di Ohlmann, le sue riproduzioni in scala sono davvero uguali ai loro equivalenti reali.
Si tratta di miniature di ambienti, ma non solo. C’è un’intera sezione dedicata alle riproduzioni di luoghi realmente esistenti a Lione: la Brasserie Georges (brasserie significa letteralmente birreria, ma la traduzione esatta non esiste, non essendoci un equivalente italiano di questo genere di locale: approssimando, potremmo definire brasserie un incrocio tra un bar, un pub e un ristorante), il carcere, il palco dell’Opéra, un ospedale, un teatro abbandonato.
Ciò che colpisce, e colpire è ancora un eufemismo, è la straordinaria precisione dei dettagli, oltre, come già detto, alla verosimiglianza: le sedie nella platea del teatro, i letti dell’ospedale, i banchi di scuola, nulla è lasciato al caso, nulla è approssimato, tutto è preciso sin nei minimi particolari.
Chiunque vedesse una fotografia di una qualsiasi di queste riproduzioni, penserebbe di avere a che fare con l’immagine di un vero ristorante, di una vera chiesa, non certo di una riproduzione.
Il laboratorio in cui vengono create simili meraviglie si trova dietro a un vetro, sempre all’interno del museo, perfettamente visibile allo spettatore, che, con un po’ di fortuna, può avere l’opportunità di osservare Ohlmann stesso all’opera.
Ma le miniature non sono l’unica attrazione presente: un’altra sezione è dedicata ai tesori della settima arte, il cinema. Anche in questo secondo ambito, tuttavia, il museo non si distacca troppo da quella che è la sua vocazione principale.
I tesori in questione sono soprattutto elementi scenografici dei diversi film, un esempio per tutti, la navicella spaziale costruita e utilizzata appositamente per il film di fantascienza Lost in Space, ovviamente tutti riprodotti in miniatura, anche se non miniature piccole come quelle di Ohlmann.
E vengono al tempo stesso presentati e spiegati i principali effetti speciali utilizzati durante le riprese. Sorprendenti sono le ricostruzioni in cera di alcuni personaggi, per esempio Terminator: quando, nel corso di un film, un personaggio deve morire o essere gravemente ferito, è molto più comodo ed economico costruire un’apposita imitazione in cera che non truccare ogni volta l’attore.
In questo caso, meglio costruire uno Schwarzenegger pieno di tagli e di sangue piuttosto che cospargerlo ogni volta di inchiostro rosso o rischiare di vedere il torace di un morto andare, anche se lievemente, su e giù. Tuttavia, è incredibile la somiglianza di queste cere con l’attore reale.
Una visita da non perdere, emozionante, curiosa, un vero e proprio biglietto d’ingresso per il mondo delle fiabe.





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