Qui c’è un mondo nel mondo. Un luogo magico, profumato, colorato, intensamente voluto dalla creatività umana per adornare la già bella costa ligure. In direzione della vicina Francia, salendo su una piccola collina, si scorge un ingresso che nulla lascia trasparire di ciò che custodisce. I Giardini botanici Hanbury, attualmente gestiti dall’Università degli Studi di Genova. La biglietteria sulla sinistra e un’ampia e lunga scalinata davanti. Varcata la soglia, si chiude il mondo conosciuto per entrare in una sorta di eden.
Tutto inizia con Thomas Hanbury che acquista il podere della famiglia Orengo alla Mortola, presso Ventimiglia, e nel 1867 dà il via ai lavori di ristrutturazione della proprietà rendendola magnifica. Tutta la famiglia Hanbury contribuisce alla trasformazione del luogo, fino a farlo diventare ciò che oggi è.
Come fatto a strati, piano dopo piano, anfratto dopo anfratto, angolo dopo angolo, i Giardini Botanici si sviluppano, lungo vari percorsi, dall’alto collinare fino al basso della costa, sfiorando l’acqua del mare e lasciandosi cullare dalla risacca.
Centinaia di piante, rigogliose e uniche, molte provenienti da lontani paesi, adattatesi al mite clima locale inebriano gli edifici all’interno della vasta tenuta e che godono di una vista panoramica di eccezionale bellezza dalle loro terrazze. Il verde delle piante, l’azzurro del mare, il grigio perla degli scogli.
Le diverse esposizioni alla luce e ai venti consentono ai Giardini di accogliere varie specie ornamentali, officinali e da frutto, quasi seimila. Gigantesche agavi dalle carnose foglie, enormi esemplari di aloe, canneti, roseti, cactus, agrumeti, orti, palme e, di tanto in tanto, in qualche piccolo specchio d’acqua, delle bellissime azalee bianche e rosa che condividono il loro spazio con pesci e tartarughe. Un tripudio della natura a se stessa.
Sapere di essere circondati da svettanti piante, tra l’ombra e il sole che filtra nella fitta vegetazione, mentre mano a mano che si procede nella scoperta dei Giardini, si raggiunge la scogliera, è una sensazione unica. E’ come essere lillipuziani nella città di Gulliver. E, a complemento del tutto, si trovano panchine sormontate da pergolati, un singolare chiosco moresco, fontane arricchite da statue.
Qui ogni cosa è viva, eppure appare immobile. Sembra essere lì apposta per il visitatore che, nel silenzio, rotto solo dal suono dell’ammirazione e dei propri pensieri, può gustare con tutti i sensi questo scenario. Profumi inebrianti di fiori e, soffiato da Zefiro, l’inteso odore di salsedine.




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