Nessun grattacielo. Verdi frasche ricoprono abitazioni. Terrazze. Torrette. Canali. Guglie. Cuspidi. Mi tiro un pizzicotto per capire se non sia sul set cinematografico del nuovo film di Tin Burton, Alice in wonderland. Continuo a camminare per vedere se tutto questo abbia una fine. Resto col naso all’insù per una decina di chilometri circa.
Per chi è abituato a prendere tram, metropolitane, taxi o aerei, sbarcare su di un’isola è già di per sè un’esperienza fuori dal comune. Figuriamoci poi, se ha di fronte l’impareggiabile Venezia, e si ritrova circondato da verde, mare Adriatico, laguna e una ricchezza artistica non comune. E’ la storia del Lido di Venezia.
Ora l’isola sta attarversando alcune fasi di risistemazione urbanistica. Entro due anni, in concomitanza con il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, sorgerà il nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi, e l’intera area è sotto cantiere. Ma le case. Quelle restano. Guai a toccarle. Perché passeggiare per l’isola è un’autentica lezione d’arte Liberty, en plen air.
Pur potendo scegliere l’opzione della direzione senza meta, lasciandosi guidare da ciò che colpisce, la Municipalità locale, con un lavoro non indifferente, ha realizzato un sito specifico sullo stile Liberty del Lido, con sei diversi percorsi: “Sicher”, “Edifici vincolati”, “Turismo ambientale”, “Zona del Palazzo del Cinema e dell’ex Casinò Municipale”, “Modernismo” e “Demolite – Oscurate – Progettate ma non realizzate”.
Verso la fine dell’800 e inizio del ‘900 il Lido era una delle mete balneari più alla moda, apprezzate dagli aristocratici. Inevitabilmente, lo stile che andava per la maggiore (revival di stili antichi) era per l’appunto il Liberty, e trovò terreno fertile sull’isola lagunare. Saranno gli architetti Torres, Sardi, Ruolo, Narduzzi, Sullam, Corrado e Alessandri, a realizzare poi le opere più importanti.
Vengo rapito dal Villino Mazzolil, a ridosso del canale. Sembra un piccolo castello. A guardarlo meglio in effetti, le merlature della facciata ricordano le mura dell’Arsenale di Venezia. Le testimonianze raccontano di un cancello in ferro battuto scomparso (sembra) durante la seconda guerra mondiale. Nel giardino tenuto a ghiaia dalla parte del Casinò, sono conservate delle sedie in finto legno tipiche dei primi anni del secolo XX.
Dettagli. Impronte. La traccia dell’uomo è viva più che mai. Si spegne la frenesia. E arrivato al piccolo aeroporto Nicelli del Lido, decido sia questo il modo migliore per andarmene da qui. Con lo sguardo rivolto al basso, questa volta. Beandomi di tutto lo splendore di cui riesco a godere. In totale libertà.





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