Qualcuno dice che la scrittura è dono. Qualcun altro, invece, dice che è arte. Alcuni la considerano una tecnica da insegnare e da apprendere. Eppure i primi uomini non hanno avuto maestri. È stata un’innata esigenza d’espressione a guidarli.
Scrivere significa dare forma alla propria interiorità sfumandola con la bellezza del segno grafico, unico come unica è la persona che l’ha tracciato. Oggi si parla poco di calligrafia. Foglio e penna sono stati sostituiti dallo schermo e dalla tastiera del computer. Sulla carta c’è la strada che percorrono i passi del pensiero. Silenziosi narratori di parole senza voce.
Ogni scrittura racconta la storia di un viaggio. Attraverso la vita e attraverso gli istanti che la compongono. Immaginiamo un treno. O un aereo. O qualsiasi altro mezzo che ci possa condurre da un capo all’altro del mondo. Ci sarà sempre qualcuno che, durante il tragitto, sentirà il profondo desiderio di esprimere, con la penna, ciò che ha già scritto nell’anima.
Passeggio tra le vie del Comune di Bassiano (LT), la città che sembra abbia dato i natali ad Aldo Manuzio, il noto tipografo vissuto tra XV e XVI secolo. Le case medievali del borgo antico mi accompagnano nei pressi di un meraviglioso belvedere. Chiedo indicazioni sul Museo delle Scritture, inaugurato lo scorso 25 luglio e intitolato proprio a Manuzio.
Mi perdo con piacere tra i vicoli del Centro Storico. Respiro la città che sto scoprendo e la osservo nella vita della gente. I paesaggi che si mostrano ai nostri occhi per la prima volta hanno sempre la capacità di stupirci e di emozionarci. Cammino da ore. Non sento alcuna stanchezza. Sono vicina alla meta.
Ed ecco, finalmente, davanti a me, il Museo delle Scritture. Nei frammenti di tempo che l’edificio custodisce è racchiusa tutta la storia dell’uomo. Pensieri. Riflessioni. Sentimenti. Stati d’animo. Capacità ignote ed ignorate.
Mi preparo a riconoscere secoli resi eterni da mani diverse. Tre, le salette che ospitano il Museo, istituito all’interno del cinquecentesco Palazzo Caetani, sede del Municipio. Un percorso storico chiamato “Fiume delle Scritture” sfiora i diversi angoli dell’esposizione mostrando ai visitatori l’evoluzione della parola scritta.
Le “cinquecentine aldine”, edizioni originali di Manuzio risalenti al XVI secolo, rapiscono la mia attenzione. Provo a contare gli anni che le hanno sfogliate. Innumerevoli. Statue in legno, rotoli, pergamene e libri rendono l’ambiente unico. Sullo sfondo, le sculture realizzate dall’artista bassianese Maurizio Orsini.
Ho la strana sensazione di voler scrivere. Subito. Mi sembra di essere in un mondo che è fuori dal mondo stesso. Penso alla penna come allo scatto di una macchina fotografica. Entrambe, anche se in modi differenti, fermano gli istanti.
Nell’ultima stanza del Museo, una tipografia. Tra le diverse macchine qui conservate, riconosco un torchio cinquecentesco. Avevo imparato dai libri a capirne il funzionamento.
Il mio itinerario si conclude insieme alla giornata. È sera. Ho voglia di scrivere.





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