Carovana di cammelli nel deserto del Sahara in Marocco © babeltravel
Rosso, ocra, giallo, beige. Ma anche verde, azzurro, bianco immacolato. E’ questa l’accoglienza cromatica che ti riserva il Marocco una volta atterrati nelle sue terre.
Quando mi chiedono quale sia il primo ricordo di questo paese, non posso fare a meno di pensare all’esplosione di colori delle variopinte bancarelle di Djema El-Fna, la piazza principale della medina di Marrakesh. Di giorno è un immenso mercato a cielo aperto, popolato da commercianti di spezie, stoffe e tappeti, ma anche da artigiani e incantatori di serpenti. La sera si trasforma invece in una specie di osteria, dove gustare piatti tipici, illuminati dalle lampade a olio e accompagnati dalle nenie di cantastorie.
Prima di approdare in questa città, che spesso ha fatto da sfondo a scene cinematografiche famose (Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, ma anche l’italianissimo Marrakesh Express di Salvatores), sono passata per Rabat, la capitale. Le sue imponenti mura disponevano di 5 accessi al cuore della città (conosciuti come Bab). Ancora oggi, perfettamente conservata nonostante i nove secoli di età, la porta Bab er-Rouah incanta i passanti con i suoi preziosi intarsi floreali e le grandi conchiglie scolpite.
Appena fuori Rabat incontro Chellah, con i resti di una villa romana e di un foro. All’epoca dell’Impero questo fu un importante porto di approdo e, dopo essere stato abbandonato, divenne una necropoli fortificata. Piante di banano, di fico e palme circondano l’area; mentre le cicogne costruiscono i propri nidi sulle torri, anguille e tartarughe nuotano placide nel laghetto sottostante.
La catena dell’Atlante, che da Marrakesh dista solo 70 km, è una presenza costante con le sue cime innevate, che arrivano anche a 4.000 metri d’altezza. Provo a immaginare la composizione della valigia di un alpinista in trasferta in Marocco (mi dicono ce ne siano molti qui): bermuda e infradito che esibiscono tra i suk e la Casbah, si accompagnano a calzettoni e giacche da trekking per le scalate lungo le mulattiere dell’Atlante.
Incredibile pensare alla varietà climatica di questo Paese. Superato l’Anti Atlante o l’Alto Atlante, il deserto non è poi così lontano. Se poco prima incrociavi boschi di leccio, laghetti e torrenti sugli scoscesi pendii montuosi, adesso è l’erg sahariano (il deserto sabbioso) a pararsi davanti a me. Sebbene tutti pensino al Sahara come a una distesa sconfinata di finissima sabbia, con dune costantemente modellate dall’azione del vento, l’erg in realtà ne ricopre poco più di un quarto.
Questa particolare conformazione morfologica, dove il rosso della terra battuta si mischia all’ocra della sabbia mentre sullo sfondo si innalzano montagne altissime, fa sembrare il paesaggio quasi marziano. Sarà per questo che la nuova saga di Guerre Stellari è stata girata proprio in questi territori “spaziali”?
E ora che osservo il panorama mentre cala la notte, mi rendo conto che d’ora in poi sarà il Sahara il mio compagno di viaggio. E i chilometri da fare sono ancora tanti.

La capitale dell’Andalusia ospita uno degli edifici reali più imponenti e suggestivi d’Europa. Vanto dell’architettura mudejar e patrimonio dell’Umanità. Antica fortezza moresca.

Sud della Spagna, meravigliosa terra caliente che accoglie mirabili opere di antiche popolazioni arabe. In Andalusia, a monte di Siviglia, si erge una grandiosa moschea. La Mezquita.

Mirabile cattedrale realizzata sui resti di un’antica moschea spagnola dal cui minareto, divenuto torre campanaria, si ammira la città Andalusa e il palazzo reale Alcázar.