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Le due facce del Vietnam (2) - foto : Donna vietnamita © Gaetano Pignata
Donna vietnamita © Gaetano Pignata

Le due facce del Vietnam (2)

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Hanoi è affascinante, forse uno dei pochi angoli d’oriente rimasti intatti. Per le strade si vede ancora scorrere la fiumana di motorini che non conoscono regole e divieti: si va senza casco, anche in quattro sulla stessa moto, non ci si ferma per lasciare attraversare la strada ai pedoni, semplicemente li si evita scansandoli e passandoci intorno.

Nelle viuzze strette e tutte uguali del quartiere vecchio che portano il nome dei mestieri – quante volte mi sono persa – la carne e la verdura ancora si comprano sulla strada, dalla vecchietta che arriva di buon’ora la mattina e si siede per terra ad un piccolo incrocio con le ceste del suo bilanciere ricolme oggi di verdura, domani di frutta, o dal macellaio della porta accanto, termine forse troppo generoso per quell’uomo che ogni mattina risistema il suo banchetto con pezzi di carne in bella vista sulla porta di casa, un’unica stanza che funge da negozio di giorno e da alcova di notte.

Entri in un negozietto di due metri quadri e vieni raggiunto dal profumo di riso e di spezie che la padrona sta preparando in fondo alla stanza. E che subito lascia i fornelli per darti il benvenuto e chiederti se ti può aiutare. Ho ancora davanti agli occhi la scena di quel pesce, un attimo prima era vivo e sguazzava dentro al secchio e un attimo dopo – tramortito da un colpo esperto col manico di legno del coltello – faceva bella mostra in grossi pezzi sul tagliere. Tutto succede sotto gli occhi di tutti.

Mi viene in mente Sapa, località montana a nordovest di Hanoi, al confine con la Cina, dove vivono ancora minoranze etniche, soprattutto dao e mhong. La vallata, con le sue terrazze di riso coltivato a secco e il torrente che vi scorre sinuoso, è di un incanto e una dolcezza unica. Bellissime le bambine e anche qualche giovane donna nei loro vestiti tradizionali che odorano di fumo e legna bruciata.

Donne e vecchie per lo più analfabete, ma abilissime nell’arte del ricamo, che hanno imparato ben presto che i turisti – fino a qualche anno fa rari da quelle parti – portano soldi. E allora ecco che bastano poche parole per entrare nel mondo del commercio: «Hello madam. Yu bai for mi, veri cip».

I bambini sono forse agevolati in questo gioco, un po’ perché qualcuno ha la fortuna di andare a scuola e di imparare lì i rudimenti dell’inglese, un po’ perché ispirano tenerezza e simpatia, con quei sorrisi e quegli occhi neri che intravedi soltanto attraverso due fessure.

Chissà cosa pensano di noi turisti e viaggiatori, che inizialmente chiamavano russi – termine generico per indicare uno straniero – con l’immancabile macchina fotografica al collo sempre pronta a rubare immagini. Al punto che qualcuna un po’ più sveglia ha pensato che una sua foto possa ben prestarsi ad uno scambio commerciale: «Yu bai, yu foto; yu no bai, no foto».

Ogni tanto si fermano in gruppetti lungo le stradine del centro o vicino la piazza e allora le vedi intente a ricamare un copricuscino o ad attaccare monete di metallo – oggetto caratteristico dei loro abiti e ornamenti – ad una borsa.

Poi all’improvviso le vedi raccogliere in fretta le loro cose e correre dietro ad un nuovo autobus che sta arrivando, che forse porterà nuovi turisti…le bambine davanti con borsette a tracolla e braccialetti ai polsi, le donne e le vecchie dietro con la fedele gerla sulle spalle.

Mi domando se la loro vita stia cambiando in meglio o li stia solo confondendo. Penso alla vecchietta dalla pelle grinzosa e dai grandi orecchini che le avevano irrimediabilmente allungato il lobo dell’orecchio.

Voleva vendermi la sua coperta e non mi lasciava andare. Io mi stavo quasi facendo convincere – sono davvero molto belle con quei colori naturali e quei ricami – ma non volevo girare tutto il giorno con quel peso e così temporeggiavo e ripetevo «later later».

Tanto sono sempre le stesse che girano e sarà lei a trovarmi, mi dicevo. Non ero convinta che lei avesse capito le mie intenzioni, ma ad un certo punto vedo che allunga la mano e cerca la mia – ora ero io a non capire – e col suo mignolo va ad incrociare il mio: «promis, yu promis yu bai».

La promessa l’ho mantenuta solo in parte. La coperta l’ho comprata la sera, prima di partire, ma non da lei, era sparita. Peccato, mi sarebbe piaciuto mantenere la promessa che mi aveva maliziosamente estorto, magari le sarebbe rimasto un bel ricordo di una russa a cui aveva venduto la sua mercanzia. (2. Fine)

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LIBRI

Giorni giapponesi

"Giorni giapponesi" di Angela Terzani Staude - Tea, 2009

Un viaggio in Vietnam

"Il poeta e la principessa. Un viaggio in Vietnam" di Visser Carolijn - Feltrinelli Traveller, 2008



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