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Laos e Thailandia, a bordo dell’Indocina - foto : Rovine di Sukothai © Rev Stan
Rovine di Sukothai © Rev Stan

Laos e Thailandia, a bordo dell’Indocina

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Fa sempre uno strano effetto passare dal caotico rumore di una grande metropoli al silenzio profondo della natura, interrotto qua e là solo dal verso di qualche animale nascosto nel folto della vegetazione. Il punto di partenza del viaggio tra Thailandia o paese del sorriso, per l’ospitalità del suo popolo, e Laos comincia da Bangkok.

Pulsante di vita come una grande città occidentale, la capitale tailandese racchiude tra le moderne mura di cemento i resti della sua storia millenaria. Ne è un esempio la pagoda di Wat Arun, esempio di architettura khmer: è adagiata sulla riva sinistra del fiume Chao Praya con la guglia centrale istoriata svettante tra i tetti delle abitazioni. E’ considerata la rappresentazione metaforica del monte Meru, per gli antichi il centro del mondo.

Mi sposto nel Parco di Sukothai, prima capitale della Thailandia, il cui nome vuole dire “alba della felicità”. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, la struttura ospita le rovine del vecchio palazzo reale, oltre che stagni, ponticelli e santuari dell’epoca dorata thai. Visitare questo sito è un’epifania della felicità: è forte l’emozione al cospetto del gigantesco Buddha, “seduto” al centro del Wat Mahat, il tempio più grande dell’area.

La tappa successiva del mio itinerario porta a Chang Mai, vero centro culturale del paese. Fondata nel 1296, è la città meglio conservata dell’antica era della prosperità. Lo splendore della zona è rafforzato dalla bellezza della popolazione locale: le donne di Chang Mai sono conosciute per la loro leggendaria avvenenza, con tratti delicatissimi, chiome nero lucenti e sorriso che ammalia. Il centro della città vecchia è un intrico di viette, canali e templi. Il più importante è il Doi Suthep, che si può raggiungere scalando 300 gradini.

Di buona mattina mi dirigo a Chiengkong, porto che effettua scambi commerciali con il Laos. Sto per iniziare la mia escursione sul Mekong. La “Madre di tutti i fiumi” come è conosciuta in lingua Lao e Thai, è facilmente navigabile solo nel tratto che arriva fino al confine della città di Luang Prabang: le forti variazioni stagionali e la presenza di cascate e rapide, rende difficoltosa la percorrenza in altre zone e periodi dell’anno (da cui anche il soprannome cinese di “Fiume Turbolento”).

La ricca vegetazione ai lati del fiume, che mi ricorda una versione meno cruenta di “Apocalypse Now”, introduce nella meravigliosa Luang Prabang. Chi l’ha ribattezzata “l’ultimo rifugio dei sognatori” non dice una bugia: è una città di vetitremila anime, bagnata da Mekong e Nam Kham. Le visite obbligate sono ai Wat Aham, Wisunarat e Xieng Thong. Salendo in collina è difficile non stropicciare gli occhi di fronte alla bellezza del paesaggio, incorniciato dai fiumi, dalle cascate di Kuang Si e dal verde.

Il viaggio è già finito e non me ne sono resa conto. Tra poco tornerò nell’asfittica realtà occidentale: ma è una ferita che spero di curare con il sorriso che ho imparato ad amare sui volti delle persone di queste terre.

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LIBRI

La Cina in Vespa

"La Cina in vespa" di Giorgio Bettinelli - Feltrinelli, 2010

Marco Polo non ci è mai stato

"" di Rolf Potts - Ponte alle Grazie, 2009



3 commenti a “Laos e Thailandia, a bordo dell’Indocina”

  • Anna Maspero alle ore 2:09 pm scrive:

    “A sinistra la sponda laotiana con villaggi di capanne all’ombra delle palme di cocco, le barche a remi, i bagliori teneri delle lucine a olio, nel silenzio; a destra la sponda tailandese: luci al neon, la musica degli altoparlanti e il rombare lontano dei motori. Da una parte il passato da cui tutti vogliono strappare i laotiani, dall’altra il futuro verso cui tutti credono di dover correre. Su quale sponda la felicità?”. Lo scriveva Tiziano Terzani mentre navigava lungo il Mekong fra Laos e Thailandia, due mondi a parte. Anche se è vero, sempre più vicini. Però io non riesco ad accomunarli. Bangkok e Luang Prabang è come dire Occidente e Oriente.

  • Desirèe alle ore 3:55 pm scrive:

    Cara Anna, quelle di Terzani sono considerazioni che sfociano in una domanda che quasi tutti, nella propria vita, si saranno fatti almeno una volta: “Dove si trova la felicità?” In una costante escalation di progresso tecnologico, dove tutto diventa alla portata di molti (ma non di tutti)? O nella semplicità di un drappello di casette dimesse, però alla costante mercè delle forze della natura? E’ una questione di abitudine e bilanciamento, credo. Il semplice pescatore del Mekong guarda con stupore, meraviglia (e magari un pizzico di invidia) le luci e il ritmo della città. Allo stesso modo, il rampante manager concederebbe volentieri una giornata del suo stressante lavoro per un pò di quiete e lentezza. Ma in fondo in fondo, dopo un pò, il pescatore vorrà tornare a fare il pescatore e il manager manager…

    Grazie Anna della tua splendida citazione

    on air… Negrita: “Che rumore fa la felicità?”

  • Anna Maspero alle ore 9:34 am scrive:

    “che rumore fa la felicità?”
    “quella dell’erba che cresce risponderebbero i laotiani…”

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