“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Brano di Cesare Pavese, scrittore piemontese, nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo.
A prima vista appaiono come voluttuose e morbide colline, adagiate sulla terra per rendere il paesaggio mai lineare e mai scontato, ma vario, accattivante. E’ un sali e scendi, un arrampicarsi dalla valle fino a raggiungere la cima tonda e rigogliosa. Si tratta delle Langhe. Zona d’incanto paesaggistico, e non solo, della provincia di Cuneo, in Piemonte. Zona che, ogni stagione, indossa un abito diverso per essere sempre una scoperta.
Langhe. Regione storica piemontese, a ridosso tra il cuneese e il savonese, in Liguria. Lambita dai fiumi Tanaro, Belbo, Bormida. Divisa in bassa e alta langa, a seconda dei paesi che ospita e delle quote di altitudine che non superano i novecento metri.
Una delle località langarole più rinomate e apprezzate turisticamente è Alba. Cittadina di trentamila abitanti circa, patria del tartufo bianco e, come il resto della zona, famosa per i suoi vini. Qui la cultura enogastronomica è una cosa seria ed è la stessa che si tramanda dalle vecchie generazioni a quelle di oggi, affinché la memoria del proprio passato, l’appartenenza alla propria terra, non vada smarrita.
Le colline sono quasi tutte abitate da vitigni. In fila ordinate e simmetriche, le viti occupano l’intero panorama, intervallato solo dai bei castelli, dalle antiche rocche, dai manieri e dalle vecchie cascine, una volta centro della vita del paese. Il meglio di se, le viti lo offrono nel periodo primaverile inoltrato-estivo, quando è tutto un rigoglio di colori e di profumi.
Le uve prendono forma e assumono le tonalità del sole e della terra. Sono ornamenti luminosi sui sottili rami da cui nascono. E, immersi nei vitigni, si scorgono i cosiddetti ciabot. Minute casine, dall’aspetto spartano, povero, sosta per i contadini che si riuniscono per condividere il pranzo, per ripararsi un po’ dalla calura estiva, per conservare gli attrezzi del mestiere.
Il panorama collinare è ondulato. Sembra che il mare, di un insolito colore verdeggiante, si sia messo a danzare qui, lentamente. Le langhe si mostrano come piccole onde di campagna. E la risacca è il suono stesso della natura, della sua ricca fauna.
Ogni paesino, ogni frazione ha un aspetto caratteristico da svelare. Dietro un angolo, si può nascondere una borgata dominata dal castello, dalla storica torre campanile, dalla bottega che vende salumi fatti nella propria stalla o formaggi d’alpeggio appena portati dal margaro.
Questo è il luogo in cui il tempo scorre al ritmo delle stagioni, della campagna e il lavoro nei campi è scandito secondo l’orologio della natura. Arte, cultura contadina, storia, natura, cingono le Langhe come una conchiglia che voglia serbare la sua perla.





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