Il sole si schiaccia sull’acqua simile ad un rogo che brucia in piccole onde. Il miraggio di luce scompare mentre stormi di uccelli seguono la leggera brezza. C’è un mare in Italia, unico e speciale. Le basse rive simili a spiagge disegnano un cuore. E’ Il mare di perugini, aretini e senesi.
Tra le spumeggianti colline dell’Appennino, il lago Trasimeno, 129 chilometriquadrati d’acqua dolce, è orfano di un emissario naturale, alimentato dalle piogge e da alcuni torrenti, unito al Tevere da canali d’origine romana.
Armonia di terra, acqua e aria dove la vita scorre tranquilla. Antichi oliveti, boschi, brughiere e canneti, regno di pendolini, starne e aironi. Angoli immobili popolati da ninfe. Celebrato da pittori e scrittori per la mutevole bellezza delle sue sponde. Nel 1817 George Byron lo definì “argenteo velo”.
Nessun mostro sul fondale. Solo la storia di un tragico amore tra il figlio del re etrusco Tirreno e Agilla. Galeotto il sublime canto della ninfa che si bagnava nelle acque del lago. Fulmineo l’amore nato e finito in un sol giorno. L’indomani delle nozze, lo sposo si tuffò da una rupe, Agilla lo vide immergersi e restò a guardarlo dalla tenda sulla riva. Ma il giovane scomparve per sempre nelle acque. La ninfa lo cercò fino allo stremo. La morte di Trasimeno donò il nome al lago.
I pescatori raccontano che in primavera quando il vento soffia dalla Toscana, si sente il pianto d’una ninfa che chiama il suo amato. E d’estate s’alza un’onda improvvisa al centro del lago che rischia di rovesciare le barche. Battezzato dallo scontro del 217 a.C. tra romani e cartaginesi, il Trasimeno bagna la storia racchiusa in castelli, rocche, chiese e abbazie. Le rive sprofondano nelle basse acque e dallo specchio lacustre emergono tre isole, la Minore, la Maggiore e la Polvese.
E’ arrivata la primavera e col suo lento vagare accarezza viti e olivi. Profuma già di ginestre ed eriche. S’insinua tra i vagiti dei campi di girasoli. S’intrufola nelle botteghe tra stuoie, pizzi, merletti e ferro battuto. Solletica gite, feste, balli e sagre.
Un giorno d’aprile, l’acqua è immobile. C’è un silenzio d’attesa. Solo il rumore della brezza che smuove le foglie degli alberi e l’erba odorosa dei prati. Lo sciabordio dei remi d’una barca accarezza la magica atmosfera che precede il buio.
Mentre gabbiani e aironi sfiorano l’acqua prima del volo, s’accendono le luci dei borghi affacciati sul lago. Le tre isole scompaiono nella foschia della notte assieme alle colline boscose che circondano il lago. L’isola Minore è disabitata. Nella Maggiore c’è un piccolo villaggio abitato da una ventina di persone e tagliato da un sentiero nel bosco che porta dall’altro lato dove sonnecchiano i resti di un castello di stile neo gotico.
Più estesa, l’isola Polvese è un’oasi d’agricoltura biologica, faunistica e laboratorio scientifico per lo studio e la conservazione delle specie autoctone. Vari sentieri la percorrono in tutti i sensi. Passignano, “perla del Trasimeno” si sporge sul lago tagliata da stradine medievali, tra i giardini sulle rive del lago e lo sperone roccioso dove sorge la Rocca che vigila sul porticciolo.
E’ il tempo degli aquiloni a Castiglione del Lago, sulla riva opposta. Lo sguardo è rivolto al cielo che si tinge d’arcobaleno nella più colorata manifestazione dell’Umbria. Vorticoso e leggiadro inno al vento di centinaia di libellule di carta.
Tuoro e San Feliciano si destano dal torpore invernale. Si strigliano i cavalli nelle fattorie, dalle cantine si tira fuori il giacchio, rete da pesca di canapa conica con i piombi che le donne confezionano artigianalmente, nonostante l’uso sia proibito dagli anni Cinquanta.
Di fronte alle rimesse, bighe e barche. Inizia un nuovo giorno, sul lago. Un’altra stagione col ripetersi d’abitudini e faccende d’uomini e natura. La “corsa delle Bighe” a Tuoro, la Regata a Passignano, il Palio dei Terzieri e la Festa del Giacchio. Arriverà la “musica del diavolo” nei tranquilli borghi sul lago, con l’atmosfera coinvolgente di Trasimeno Blues. Concerti dall’alba al tramonto sulle rive, nelle strade medievali, nei suggestivi scorci naturalistici del cuore verde d’Italia.
Di fronte all’Isola Maggiore, dalle basse acque del lago emerge uno scoglio solitario. Non tutti sanno che lì, su quello sperone, nel 1211 San Francesco si isolò per quarantadue giorni. Con solo mezzo pane, immerso nella preghiera si purificò in attesa della Pasqua.






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Il lago trasimeno è bellisimo..