Il lago di Braies (BZ) © Alessandro Voltolina
L’azzurro ha fatto piazza pulita delle nuvole. La Natura si propone come unica e insostituibile guida per svelarmi i segreti del Lago di Braies. Spremo una mano sulla terra, imprimendole qualche nervatura boschiva. Guardo verso l’alto. Mi sembra quasi di essere stato caricato su di uno stanco cavallo. Cammino mezzo barcollando. Quasi schiacciato dal peso della bellezza.
Formatosi per la contemporanea frana che si staccò dal Sasso del Signore (2247 m.) e lo sbarramento del rio Braies, il lago (lungo oltre un chilometro e largo fra i trecento e quattrocento metri) è uno dei più profondi della provincia di Bolzano, con ben 36 metri di profondità massima, ed è una delle più rinomate attrazioni Parco naturale Fanes – Sennes e Braies.
E’ difficile concentrarsi in unica direzione. La “vanitosa” Croda del Becco (2810 m.) vuole sempre farsi ammirare. Ma è una dura battaglia con il sottobosco. I primi minuti del tragitto li passo all’ombra, felice di aver scelto un giaccone pesante, e non aver ceduto alle tentazioni solari.
Nel vedere questo angolo di mondo, è ancor più difficile immaginarselo immerso in vicende belliche. Eppure le cronache raccontano che proprio il lago di Braies fu teatro di uno degli ultimi fatti del secondo conflitto mondiale, quando le SS tedesche scambiarono 137 prigionieri politici (precedentemente stanziati in Val Pusteria) per avere salva la vita.
Il colore smeraldino delle acque fa venire domande da antichi avventurieri. E in effetti, in questo lago naturale, il più grande delle Dolomiti, la storia antica tramanda leggende di cercatori che, per evitare di farsi rubare il bottino (pietre preziose) dai pastori della valle, aprirono delle fontane sotterranee e buttarono tutto il tesoro nel lago.
Ci sarà ancora qualcosa sotto? Sebbene qualche temerario osi tuffarsi d’estate, per ora preferisco restare all’asciutto e immaginare nella stagione più calda una romantica gita in barca. La giornata di sola ha stanato qualche turista di troppo, e ahimè, addio a sogni di calma placida.
Soprassiedo, giocando con i riflessi per tutto il tempo che costeggio il lago, iniziato dalla più stretta (e ripida) parte orientale. Nel mondo acqueo, le montagne sembrano budini alle erbe. Il blu sussurra al verde parole che noi umani non potremo mai capire. Mi nascondo dietro delle bacche rossastre, ondeggiando i rami, e dando così l’illusione di dipingere.
Prendo nota. Il lago è il punto di partenza dell’Alta via n.1 delle Dolomiti detta La Classica che arriva a fino a Belluno ai piedi del Gruppo dello Schiara. 150 km di passeggiata in uno dei paesaggi montani più rinomati a livello mondiale. Forse mi ci vorrebbe più di una lenta ora e mezza. Qualcuno di voi ha voglia di partire insieme a me?
"In viaggio con Kapuściński Dialogo sull’arte di partire" di Andrea Semplici - Terre di Mezzo, 2010

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