Il mare. L’ho confuso con l’azzurro del cielo. Acque limpide e chiare, specchio inconsapevole di un paesaggio incontaminato; mi ha circondato con le sue braccia, dolce culla sotto i raggi di un tiepido sole mattutino; immenso davanti a me, profondo come la voce dei sogni, riconoscibile nei battiti accelerati di un cuore che, geloso, li custodisce.
Ho percepito una sensazione di infinito alla vista delle sue onde, il cui movimento tracciava un “sentiero” invisibile verso quei gioielli di rara bellezza di cui “lui”osa eternamente fregiarsi: cinque perle lanciate nell’Adriatico da un eroe che, secondo una misteriosa leggenda, le avrebbe scambiate per semplici ed inutili ciottoli. Non sapeva Diomede qual valore avessero quei sassi.
Si racconta che fu questo il modo in cui il coraggioso personaggio dell’Iliade creò inconsapevolmente le Tremiti. A poche miglia dalle coste del Gargano, queste cinque isole formano un arcipelago non solo incantevole, ma anche incantato: un tocco magico dipinge di enigmatici colori l’Isola di San Nicola, dove una rinvenuta tomba di epoca ellenica si crede abbia ospitato le spoglie dello stesso Diomede, morto tra le braccia di questa natura paradisiaca.
L’antica leggenda narra che Venere, mossa a compassione dal dolore dei compagni dell’eroe, in lacrime per la sua morte, trasformò questi ultimi in uccelli, le cosiddette Diomedee, affinché custodissero il sepolcro del caro defunto.
Ma i loro pianti risuonano ancor oggi tra gli anfratti dell’arcipelago ed ancor oggi non si placa la disperazione che da secoli li accompagna: di notte, quando il silenzio avvolge ogni cosa e l’universo si addormenta nelle vigilanti braccia di Morfeo, il triste ricordo pervade l’anima di queste afflitte creature, i cui garriti, simili ai vagiti di un bimbo, salgono fino al cielo.
Ed è come se la quiete del paesaggio fosse in contrasto con il tumulto delle loro memorie, e allora essi raccontano ai viandanti ed ai pellegrini la loro triste storia, affinché il racconto renda più leggera la solitudine che da troppo tempo li rende prigionieri.
Ma l’eco mitica e irreale che risuona fra le coste delle Tremiti continua a viaggiare nel vento, brezza leggera che sussurra storie sconosciute o violento uragano il cui impeto è fatto di vicende antiche e da secoli celate.
Un’altra leggenda vuole che l’isola di San Nicola sia stata luogo di ritiro e di meditazione per un eremita del IV secolo d. C., le cui notti erano turbate da improvvise apparizioni della Madonna: Costei avrebbe più volte indicato all’uomo il punto preciso su cui cominciare a scavare per recuperare un tesoro di monete e monili, il cosiddetto tesoro di Diomede, ma l’eremita, preso da paura e da timore, non avrebbe trovato il coraggio di portare a compimento la “missione” assegnatagli.
Gli inviti mariani, secondo il racconto, si sarebbero fatti più insistenti, al punto da diventare dei veri e propri imperativi; l’uomo, pentitosi della sua disobbedienza e della sua impertinente diffidenza, avrebbe ritrovato il tesoro, utilizzato da lui stesso per costruire un edificio in onore della Madonna.
Fitti e macabri misteri avvolgono con il proprio alone un’altra isola dell’arcipelago, lo scoglio del Cretaccio: echi lontani raccontano che, quando tempeste e bufere tormentano l’isola, e la notte più buia si fa luce con il fulgore dei lampi, il fantasma di un delinquente, decapitato anticamente lì, si aggira fra le rocce argillose del posto urlando al mare ed al cielo la sua perpetua disperazione.
Misteriosa la voce delle Tremiti, misteriosa quanto il richiamo del mare: essa non chiede di essere compresa, chiede semplicemente di essere ascoltata.





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