Alle volte le città sono sorprendenti, affascinanti nelle loro contraddizioni, ma irrimediabilmente bizzarre. Prendete Parigi, un quartiere disordinato e vivace come solo Pigalle sa essere e metteteci accanto, diviso da un innocuo viale alberato, non un museo qualsiasi, ma il museo della Vie Romantique.
Non sembra davvero uno scherzo di cattivo gusto, una dicotomia diabolica che i sexy shop dell’amore a pagamento di Pigalle possano confinare con uno dei territori urbani in cui dell’amore si faceva arte?
Ma come dicevo, il fascino è anche questo.
Il museo è in pratica figlio di quella che fu, attorno al 1830, la casa del pittore Scheffer.
Un’abitazione che, nella sua pianta originaria, l’artista fu costretto ad ampliare con due ateliers posti all’ interno della corte realizzata in sampietrini.
Ary Scheffer, pittore di origine olandese, arrivò a Parigi trovando lavoro presso l’atelier di Guerin proprio quando l’arte del periodo romantico cominciava a muovere i suoi primi passi. Conosciuto come seguace del “classicismo freddo”, realizzò i suoi più validi dipinti attorno al 1836 (due “Mignon” e una “Francesca da Rimini”) anche se poi gli procurarono molta più fama gli autoritratti di Chopin e Listz.
Proprio i due musicisti, assieme a molti rappresentanti dell’élite culturale del tempo, furono fra i più assidui frequentatori di questa graziosa dimora protetta dalle foglie di siringa e dal profumo delle rose. Assieme a Delacroix e Gericault, fu soprattutto la scrittrice George Sand a lasciare segni indelebili della sua presenza.
Un lascito molto importante del 1993 riguarda proprio la celebre e capricciosa artista avvezza a fumare la pipa e ad abbigliarsi con abiti mascolini: una serie di reperti e opere appartenute a lei e alla sua amica Sarah Bernhard.
Anche la nascita del museo deve molto alla famiglia Sand: fu infatti Aurore Lauth Sand, nipote della scrittrice, a conservare in questa casa ogni piccolo dettaglio riguardante il passato della sua famiglia e ad offrire così al comune di Parigi la possibilità di utilizzare parte della dimora come museo.
La collezione Ary Scheffer (ottantaquattro oggetti d’arte, ventisei mobili, ventisette pitture, oltre trecento designi e stampe e ancora fotografie, sculture, delle scatole per poter conservare i manoscritti, e quasi mille libri e differenti stampe) è invece stata creata grazie ai reperti offerti dal museo Carnevalet, dalla Bibliotheque Historique de la Ville de Paris e dal Dordrechts Museum.
L’atelier è ancora oggi sede di numerose mostre temporanee, quasi a testimoniare il legame indissolubile che nonostante tutto sottende le forme d’arte moderne con i ricordi e i gusti di un epoca passata quale quella del Romanticismo.





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