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La foresta dei cedri in Marocco - foto : Esemplare di bertuccia nella foresta dei cedri © Monica Genovese
Esemplare di bertuccia nella foresta dei cedri © Monica Genovese

La foresta dei cedri in Marocco

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Terra assolata dell’Africa settentrionale, ricca di fascino, mistero e colori. E’ il regno del Marocco. E qui, una delle regioni meno turistiche e più suggestive è il Medio Atlante. Le tende color marrone dei vari accampamenti berberi, le vaste e sconfinate valli distinguono questa parte del Paese da quella più a nord, moderna e frenetica.

In questa landa si svela al viaggiatore un piccolo luogo immerso nella natura. Una natura rigogliosa, ammaliata da se stessa e per questo vanitosamente lussureggiante. A pochi chilometri da Azrou, la prima vera città del Medio Atlante, noto centro commerciale e affollato souk, si trova la foresta dei cedri e i suoi più vivaci abitanti sono le bertucce. Numerose, rumorose e, talmente abituate ai viaggiatori e ai turisti, che si lasciano avvicinare con relativa facilità.

Sfrecciano da un ramo all’altro, passeggiano, litigano, si contendono un frutto e, di tanto in tanto, restano ferme dinanzi all’obiettivo fotografico, come consumate modelle, per un fugace scatto. In cambio, però si aspettano un po’ di cibo.

I boschi di cedri rappresentano, per il Marocco un habitat unico e incredibile. Lontani dalla zone aride, secche, desolate, questi alberi, qui si mostrano da secoli e accolgono una enorme varietà di uccelli tra i loro fitti rami.

Il tragitto per la foresta è abbastanza scorrevole, ma ad ogni anfratto ci si ferma per ammirare l’incontaminata natura, i sentieri ombreggiati, facendo attenzione a non investire qualche animale che, incurante dell’asfalto, passeggia proprio lungo lo sterrato. Non è difficile, infatti, trovare qualche bertuccia che, con il piccolo sulle spalle, attraversi la strada, sotto gli occhi increduli dei passanti.

Una volta giunti alla foresta, si va a far visita al cedro più maestoso e leggendario del territorio. Si tratta di Cèdre Gouraud, celebre e vecchio. Vanta approssimativamente 800 anni. Ben portati. Pare che il suo nome derivi da un ufficiale francese, di stanza in Marocco tra il 1912 e il 1914. Il suo tronco è imponente e sembra dominare, come un sovrano, l’intero bosco con la sua folta corona di foglie sul capo.

Questo è un altro Marocco, forse meno pubblicizzato, ma proprio per questo imperdibile. E’ lontano da ogni immaginazione e sembra voler dire che, anche a due passi dal deserto, la vita trova un modo per sbocciare.

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LIBRI

250 chilometri di emozioni

"250 chilometri di emozioni. Storia di una maratona estrema in mezzo al deserto" di Matteo Molinari - Zona Contemporanea, 2010

La polvere di diamante

"La polvere di diamante" di Ibn Hamdis - Salerno Editrice, 1994



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