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La farmacia dell’anima dell’Abbazia di San Gallo - foto : L'interno dell'Abbazia di San Gallo – Foto tratta da Wikipedia
L'interno dell'Abbazia di San Gallo – Foto tratta da Wikipedia

La farmacia dell’anima dell’Abbazia di San Gallo

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Una fucina d’arte e di conoscenza con oltre 1200 anni di storia, una biblioteca con una straordinaria collezione di libri e una sala barocca considerata un gioiello d’architettura. Con queste peculiarità non vi è da stupirsi che l’Abbazia di San Gallo sia stata uno dei primi siti di tutto il mondo a essere iscritto nel Patrimonio dell’umanità, già pochi anni dopo la creazione della prestigiosa lista dell’Unesco.

“L’idea di presentare una candidatura non era venuta da San Gallo, ma era stata avanzata da alcuni organismi internazionali. Mentre oggi vi è quasi una corsa a livello mondiale per figurare nella lista dell’Unesco, a quei tempi non si sapeva molto bene cosa potesse significare questo riconoscimento”, ricorda Karl Schmuki, viceresponsabile della biblioteca abbaziale.

A San Gallo l’impatto di questa iscrizione si è capito soprattutto nell’ultimo decennio, da quando i siti del Patrimonio mondiale hanno cominciato a suscitare un forte interesse popolare e ad attirare masse di turisti dai 5 continenti. Il numero dei visitatori è lievitato anche nell’abbazia sangallese e la cittadina della Svizzera orientale ha guadagnato rinomanza e visibilità internazionale.

Per i sangallesi, l’importanza dell’abbazia benedettina era però già nota da molto tempo. Senza di essa, forse San Gallo non esisterebbe nemmeno e di certo non sarebbe diventata una delle principali capitali culturali e scientifiche del Medio Evo. La città è infatti sorta attorno al convento, situato ancora oggi nel cuore del centro storico.

La nascita risale al 612 d.C., quando il monaco peregrinante Gallo, di origini irlandesi, si stabilì in questo sito, radunando attorno a sé numerosi discepoli. Un secolo più tardi il sacerdote alemanno Otmaro assunse la guida della comunità e diede vita al monastero, il primo fondato in Svizzera.

Con l’introduzione della Regola benedettina, che imponeva letture quotidiane ai membri del cenobio, cominciò a svilupparsi lo scriptorium, l’officina scrittoria in cui generazioni di monaci si dedicarono all’arte della calligrafia, della decorazione e della rilegatura. Ancora oggi numerose delle grandi biblioteche del mondo custodiscono manoscritti creati dai benedettini sangallesi.

Accanto allo scriptorium sorsero una scuola e una biblioteca che fecero di San Gallo uno dei centri di studi e di sapere più luminosi d’Europa. Il monastero lasciò importanti tracce anche nell’architettura: la pianta realizzata nel IX secolo per l’ampliamento del complesso abbaziale servì da modello all’architettura monastica in tutto il continente. E, più recentemente, ispirò anche “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

L’abbazia, che si raggruppa attorno alla collegiata e ad un grande cortile, conserva ancora oggi molteplici testimonianze dei diversi stili architettonici sviluppati nel corso dei secoli. Il complesso attuale risale prevalentemente al XVIII secolo e vanta una delle più splendide realizzazioni dell’architettura barocca: la sala della biblioteca, visitata ogni anno da oltre 130’000 persone.

“In una biblioteca simile ci si lascerebbe volentieri rinchiudere per l’eternità”, scrisse nel 1822 l’erudito tedesco Andreas Wilhelm Cramer. Il salone, considerato il più bell’ambiente rococò della Svizzera, è un capolavoro armonico di colonnati, nicchie, rilievi, decorazioni e dipinti.

Sopra la porta d’entrata della sala, che contiene 30’000 preziosi volumi, figura la scritta greca “Farmacia dell’anima”. Un richiamo alle virtù spirituali attribuite dai monaci benedettini al patrimonio di conoscenza raccolto nel corso dei secoli dall’abbazia.

La biblioteca, annoverata tra le venti più importanti del mondo, dispone di una collezione complessiva di 160’000 libri e rappresenta una vera e propria miniera d’oro per gli studiosi del Cristianesimo, del Germanesimo e della Classicità. Vi si trovano numerose opere uniche e antiche – tra cui migliaia di manoscritti, incunaboli e manufatti della legatoria – che documentano 12 secoli di storia europea in ambito di liturgia, arte, scienza, medicina e vita quotidiana.

“È quasi incredibile che questi tesori siano giunti fino a noi, attraverso una così lunga storia di incendi, saccheggi e guerre”, osserva Karl Schmuki. A più riprese i monaci trafugarono la collezione a centinaia di chilometri di distanza, fino in Austria, per sfuggire alle minacce. Dapprima le orde degli Ungari, che nel X secolo depredarono i conventi di mezza Europa, poi i seguaci della Riforma, che si accanirono contro i tesori della Chiesa cattolica, o le forze della Rivoluzione, che soppressero nel 1805 l’abbazia e secolarizzarono la biblioteca.

La tradizione bibliofila sangallese ha dimostrato di saper sormontare anche le rivoluzioni tecnologiche. All’epoca dell’invenzione della stampa i monaci benedettini si adeguarono creando una loro stamperia. E oggi, nell’era di internet, la biblioteca ha già avviato uno dei progetti più innovativi a livello mondiale di digitalizzazione dei testi medievali, per permettere a tutti di accedere alla sua inestimabile fonte di sapere.

Patrimonio dell’Unesco in SvizzeraDossier speciale

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LIBRI

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"Storia del conflitto anglo-irlandese" di Riccardo Michelucci - Odoya, 2009

Camminando nel mondo e nella storia

"Il mondo a piedi: elogio della marcia" di David Le Breton - Feltrinelli, 2003



1 commento a “La farmacia dell’anima dell’Abbazia di San Gallo”

  • massimo alle ore 2:53 pm scrive:

    salve volevo sapere se è possibile avere una terapia x curare il fegato sono un uomo di anni 53 affetto da epatite cronica attiva seguito da hbv dna attiva .ho potete indirizzarmi grazie

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