La guerra. Una logica. Una mentalità. Una droga, come molti la definiscono. Eppure non si nasce col kalashnikov in mano. Qualcosa ci fa cambiare. Ci trasforma. Nella ballata dark Man that your fear, Marilyn Manson cantava “il ragazzo che avete amato è ora l’uomo di cui avete paura”.
Il primo giorno d’inverno. The Hurt Locker. L’Exil et le Royaume. Gabbla (Inland). Quattro nuove pellicole presentate ieri alla 65° Mostra del Cinema. Tutte accomunate da un’introspezione acuta verso i pericolosi abissi del nostro tempo. Dove a patire è l’essere umano, ormai sempre più ultima pedina della nuova catenina distruzzionistica.
Difficoltà d’integrazione. L’inferno bellico. Il dramma dell’essere profugo. L’orrore degli assassini silenziosi, mine. Tutte realtà con un fazzoletto nero in mano che aspettano il momento propizio di gettare via l’aureola demistificata, e prendere la pietra per colpire al punto giusto.
“Un rapporto del Pentagono ha parlato di un furto di 250mila tonnellate di materiale esplosivo, prima ancora dell’invasione irquena”, ha spiegato Kathryn Bigelow, la regista del film The hurt locker, andata fino in Giordania per girare questa pellicola (in Kuwait non le hanno dato il permesso).
“In USA c’è troppo poco materiale visivo sull’Iraq” ha continuato la Bigelow, celebre per film quali Point break e Strange days, “Dei quattromila morti americani, ci sono appena sei fotografie. È palese il livello di censura nel nostro paese”. E verso quale direzione possiamo andare senza la verità? Non è certo una merce derogabile.
Molta gente si arruola. Va a uccidere. Lo fa per scelta o per necessità? Siamo sicuri di aver valutato bene tutte le opzioni? E quella violenza più sottile? Quella della porta accanto. Quella ha possibilità di essere evitata? Bisognerebbe chiederlo agli adolescenti omosessuali, nella stragrande maggioranza impossibilitati a dichiararsi nel periodo adolescenziale.
“L’insulto più comune in quella fascia di età” ha spiegato Mirko Locatelli, regista de Il primo giorno d’inverno, “è quello di mettere in discussione la sessualità. Consultando le statistiche, si è visto come il suicidio giovanile sia molto più alto negli omosessuali, rispetto agli etero”.
Voi conoscete la vostra direzione? Sareste in grado di tracciarla, senza dover includere più soste fra pozzi oscuri? Avete l’impressione di sostare su una terra che potrebbe saltare in aria da un momento all’altro? Se continuiamo così, questo conto in sospeso con la morte, finirà per annientare chiunque abbia desiderato l’opposto.




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