« Australia, nella prigione di Fremantle Sidi Bou Said, paradiso in bianco e blu »


La concordia di Agrigento - foto : Tempio della Concordia © Leandro's World Tour
Tempio della Concordia © Leandro's World Tour

La concordia di Agrigento

di

stampa stampa

Viuzze e cortili che fanno assomigliare il centro della città a quelli che si possono ammirare nei centri del nord Africa. Edicole sacre e decine di chiese. Stili architettonici differenti, depositari di veri e propri tesori di arte sacra molto spesso sconosciuti al grande pubblico.

Così si presenta Agrigento, l’antica città fondata nel 581 a.C. dai coloni rodii e cretesi della vicina Gela che la battezzarono Akragas e che divenne in breve tempo una delle più importanti città della Magna Grecia, in Sicilia seconda solo a Siracusa.

L’area urbana di Akragas, al tempo del suo massimo splendore, aveva un’ampiezza di 456 ettari ed era circondata da mura di fortificazione con nove porte d’ingresso.

La popolazione era di circa 300.000 abitanti ed era considerata “la più bella città dei mortali”.

Nel 210 a.C. venne saccheggiata dai romani e assoggettata all’Impero ma conobbe nei secoli successivi, l’invasione e la riedificazione da parte degli arabi che la ricostruirono sulla cima della collina.

E oggi, fra cortili assolati e panni stesi alle finestre, l’arabizzazione urbana è evidente e armoniosa.

Nel cuore vecchio della città esistono ancora piccole osterie dove si mesce il vino e si servono sarde salate ed olive schiacciate.

A circa quattro chilometri dal centro storico sorge la Valle dei Templi e sulla Via Sacra che la taglia, si erge il tempio della Concordia, il cui nome è un richiamo ad una iscrizione latina che faceva riferimento alla “Concordia degli Agrigentini”.

Eretto nel V secolo a.C. è oggi il monumento meglio conservato di tutta la Valle dei Templi.

L’ingresso principale era quello presente sul lato est perché gli antichi greci pensavano che il tempio dovesse guardare dove sorge il sole che rappresenta la vita e non ad ovest, dove il sole tramonta, segno di buio e tenebre e sede dell’Ade.

Il tempio della Concordia è uno dei simboli di questa Valle, uno spettacolo sicuramente unico al mondo.

stampa stampa
LIBRI

La seduzione dell’altrove

"La seduzione dell’altrove" di Dacia Maraini - Rizzoli, 2010

Lume Lume

"Lume Lume" di Nino Vetri - Sellerio, 2010



comment Lascia un commento a "La concordia di Agrigento"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Laura (raya) su R come Reporters
- Francesco Colucci su Aliano, l’ex-confino della Basilicata
- alex67 su John o’ Groats, alla fine della Scozia
- roberto su Vorkuta, Inferno Siberia
- Anna Maria su Murgia, sentieri di Puglia e Basilicata
- melissa su Palazzo di Cnosso, mito di Creta

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Reportage

Venezia, a bordo dell’Amerigo Vespucci
di

Venezia, a bordo dell’Amerigo Vespucci - foto : L’Amerigo Vespucci ormeggiata a Venezia © Luca Ferrari

Il 2012 è stato nominato, “anno Vespucciano”. Per celebrare l’anniversario della nascita del celebre navigatore fiorentino, viaggio sull’omonimo vascello qui ormeggiato nell’antica Repubblica Marinara.

Reportage

Vallombrosa, l’Abbazia della foresta
di

Vallombrosa, l’Abbazia della foresta - foto : L’Abbazia di Vallombrosa – Foto tratta da Wikipedia

A guardia della Foresta Demaniale di 1500 ettari, sorge un’Abbazia sulla strada “dei Sette Ponti” tra Firenze e Arezzo. Un’apparizione, muta il destino e l’odio diventa fede. Accadeva nel Medioevo, epoca di subbugli e di personaggi i cui nomi sono legati a luoghi d’arte e di culto.

Reportage

Alpi Venoste, sciare sul Monte Tavolino
di

Alpi Venoste, sciare sul Monte Tavolino - foto : Alto Adige, il Monte Tavolino (2848 m s.l.m.) © Luca Ferrari

Viaggio a pochi passi sotto il cielo. Dagli oltre 2500 metri del Gruppo Tessa nelle Alpi Reniche Orientali, ai 1600 di Plan (Bz). In pattinata sciistico-nevosa, dentro l’imbiancato paesaggio dell’Alto Adige.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter