Cascina: un nome che evoca la vastità orizzontale dei campi, i loro colori e i loro silenzi.
Campi verdi di tenere piante, gialli di spighe mature, rossi di papaveri nelle stagioni del lavoro.
O bruni o candidi sotto la neve, coperti dalle nebbie nella stagione del riposo. E il silenzio dei campi, anche quello cambia con le stagioni.
La campagna non fa rumore, ha solo silenzi. Silenzi rotti dal canto di un uccello. Dal frinire delle cicale o dal ronzio degli insetti fra la vegetazione. Pochi i suoni umani.
E un monastero? Vien da pensare a mura solide e austere, leggiadri chiostri, religiosi silenzi, cantilene di preghiera. Tante ombre e sobri colori.
Cosa c’entrano una cascina e un monastero con la Milano da bere, rumorosa, agitata, e di grigio diffuso?
E invece c’entrano, perché di cascine e di monasteri a Milano ne esistono ancora. Edifici che la città, nel suo rapido avanzare, ha inglobato nel tessuto urbano.
Sono nascosti fra le moderne abitazioni, alcuni miracolosamente sottratti a speculazioni edilizie che li volevano abbattere e portati a nuova vita da diverse destinazioni d’uso.
Nei casi migliori ancora circondate da verde, come questa Cascina Monastero (per gli amici “el Monastèe”), ubicata alla periferia ovest della città.
L’edificio è attorniato da quello che anticamente era il giardino dei monaci Olivetani, ora parco di Baggio.
Cascina ma anche monastero perché è come monastero dei monaci Olivetani che il complesso ebbe origine, fra il 13° e il 14° secolo, per iniziativa di Balzarino Pusterla.
Era membro di una delle più antiche famiglie milanesi, mentre l’edificio fu poi soppresso intorno al 1773, sotto il dominio austriaco.
E cascina perché dopo l’abbandono dei monaci e dopo la sconsacrazione, viene adibita ad abitazione rurale dai contadini che ne coltivarono i campi circostanti fino agli anni ’50.
Nel parco ci sono ancora tre antichi gelsi destinati all’allevamento dei bachi da seta che i contadini, per arrotondare il modesto salario, rivendevano ad una filanda di Baggio attiva fino al 1935.
E ora? Acquistato dal Comune nel 1960 il complesso è stato ristrutturato ed è attualmente sede del consiglio di zona 7, nonché del locale comando dei vigili.
Il restauro è stato esemplare, ed ha restituito l’edificio all’ammirazione dei contemporanei. E’ ancora in corso e sta interessando attualmente, fra l’altro, il bellissimo loggiato interno.
Purtroppo, dopo l’abbandono del monastero degli Olivetani, l’edificio subì saccheggi e manomissioni che ne compromisero i pregevoli affreschi.
Ne rimangono poche tracce qua e là. Solo nella Sala degli Affreschi (appunto), ora adibita a sala del consiglio di zona, ne rimane una documentazione abbondante.
Di norma el Monastèe è visitabile solo all’esterno. Quest’anno, però l’esibizione dei lavori del trofeo Ba-Rocco ha permesso di poter accedere anche ad una parte dell’interno.
La manifestazione dei giorni scorsi, patrocinata dal Comune di Milano e dal Consiglio di Zona 7 ha regalato, oltre alle opere esposte, anche un “pezzo” di storia della Cascina Monastero.





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