Come illustrato dalla Storia e dal film di Henry Koster, Désirée (1954), è dalla residenza all’Isola d’Elba che un tenebroso e tormentato Napoleone Bonaparte/Marlon Brando medita di abbandonare la prigione dorata dove si trova in esilio dal 1814, per tornare da protagonista sul palcoscenico dell’Europa e affrontare quelli che sono conosciuti come i “100 giorni”.
E se duecento anni fa, nelle giornate terse, Désirée Cléry, amica e confidente di Bonaparte, poteva osservare con lui le coste della Corsica, così la sua omonima è sbarcata sull’isola, rapita dal colore delle acque che lambiscono i litorali, tanto chiare da confondersi con il cielo che le sovrasta.
Scorrono veloci le strade che, attraccato il traghetto a Porto Ferraio, mi conducono in giro per l’isola: in circa un’ora di macchina si riesce a raggiungere tutti i punti principali dell’Elba con relativa semplicità, da Procchio fino a Marina di Campo, dalle assolate spiagge di Fetovaia e Cavoli a quelle di Porto Azzurro.
Appena giunta, incrocio già i ricordi legati all’ex-imperatore francese: nel centro storico di Porto Ferraio ecco Villa dei Mulini, piccola dependance a uso cittadino del Corso. Sulla direttiva che mi porta dal capoluogo verso il Golfo di Campo, passo invece in prossimità del museo Villa San Martino, che una volta fu residenza ufficiale e magnificente di Bonaparte.
La Storia e il Tempo hanno lasciato quasi inalterata la bellezza dimessa eppure selvaggia dell’isola. I vicoli dei centri storici, affacciati sul lungomare, solo con la bella stagione tornano a ripopolarsi di turisti e non più solo di autoctoni dalla pelle già cotta dal sole.
E’ incredibile pensare come questo tranquillo angolo d’Italia, sferzato dal vento e solo a tratti dal vociare delle persone, sia stato invece un tempo teatro di scorribande piratesche e sbarchi durante la guerra. Il tutto favorito dalla conformazione delle spiagge e dall’invitante posizione geografica.
E la natura, come sempre, offre agli occhi del visitatore lo spettacolo più suggestivo. L’isola d’Elba è una delle “sette sorelle” che compongono il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, la più ampia per estensione e per varietà ambientale: la macchia mediterranea (ginepri rossi, lecci, corbezzoli, lentischi, solo per citare i principali arbusti che incontro) è florida e profumata, e negli assolati meriggi che l’Elba mi offre per cinque giorni di seguito, le fronde ombrose mi regalano qualche attimo di refrigerio dalla calura pre estiva.
E il mare. La trasparenza delle acque è un richiamo fortissimo per chi, come me, lo vede solo una volta all’anno: cedo alle sue lusinghe un sabato mattina, complice il sole che fa capolino dal promontorio. L’acqua è gelida a dispetto della calura, ma la sferzata di energia che provo quando mi tuffo e l’incredibile sensazione di leggerezza che avverto nonostante il freddo, mi ripagano della follia che ho appena compiuto.
E il tramonto elbano quando lascio la spiaggia di Cavoli, riempie i miei occhi di dolcezza e magia.





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