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L’Alsazia sotterranea, la Linea Maginot - foto : Uno dei Forti della Linea Maginot dove si vedono i binari per il trasporto sotterraneo © Monica Genovese
Uno dei Forti della Linea Maginot dove si vedono i binari per il trasporto sotterraneo © Monica [...]

L’Alsazia sotterranea, la Linea Maginot

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Francia. Gennaio 1928, periodo post bellico. In seguito ai fatti storici accaduti durante la prima guerra mondiale, lo Stato francese decide la realizzazione di una linea di fortificazioni in cemento, bunker, ostacoli anti-carro, di mitragliatrici e difensivi in generale. Tutto sotterraneo.

La linea si estende lungo il confine territoriale con la Germania e l’Italia fino al Belgio escluso che si dichiara neutrale nel 1936.

E’ la Linea Maginot. Tristemente nota a livello mondiale, è oggi uno dei siti che più richiamano alla mente dei veterani, i vecchi soldati, gli anni bui e maggiormente rappresentativa della bellicosità degli uomini, dell’ingegno, della strategia e del fallimento.

Dieci anni circa di lavori, ultimati nel 1940. Seconda per dimensioni solo alla Grande Muraglia cinese.

Lembach e Hunspach, due piccoli paesi francesi, nella regione dell’Alsazia, terra a lungo contesa da Francia e Germania, portano i segni, tuttora vivi, della presenza della Linea Maginot.

Entrambe le cittadine, poco distanti tra loro, ospitano rispettivamente i forti Four-à-Chaux, a sessanta chilometri da Strasburgo, e Schœnenbourg, a quarantacinque chilometri dalla medesima città, ingressi visibili ai lunghi corridoi e passaggi sotterranei della Linea.

In aperta campagna, in una zona tranquilla e verdeggiante, dove ogni cosa è silente e immobile da anni e nulla lascia presagire che, proprio qui, ci sia una pagina della storia del mondo, ancora tutta da legge e commentare. Perché il passato, per quanto lontano, non va mai dimenticato.

La linea deve il suo nome ad André Maginot, ex combattente, Ministro per Affari dei Veterani e Ministero della Guerra (1928-1932) il quale riesce ad ottenere i fondi necessari alla costruzione della Linea per il suo utilizzo nel secondo conflitto mondiale.

Il costo totale è stimato in cinque miliardi di franchi dell’epoca. Prevede oltre un centinaio di forti di importanza primaria, altri minori, più di cento chilometri di gallerie che possono alloggiare fino a due milioni di soldati. In breve, un mondo dentro – o meglio sotto – il mondo stesso.

Inutile dire che lo scopo di una simile opera è la difesa dei confini francesi e, sebbene in parte, ottemperi all’obiettivo, viene poi aggirata dal nemico tedesco.

Il progetto della Linea, infatti, non resta segreto e i tedeschi, nel 1940, ne tengono conto per l’elaborazione del loro piano di invasione, attuato attraversando il Belgio e i Paesi Bassi evitando il confronto diretto con la Linea e attaccando la Francia nel mese di maggio.

E la Francia subisce un grave colpo dalle armate di Hitler. E’ il fallimento della Linea Maginot.

Attualmente, alcuni tratti della Linea sono aperti al pubblico, ma lo Stato francese non eroga finanziamenti alla sua manutenzione come reperto storico, pertanto sono le organizzazioni volontarie a gestire la complessa rete di sotterranei.

Dall’esterno, i due forti appaiono come semplici costruzioni di cemento squadrate e basse che si mimetizzano con l’ambiente circostante. Si notano davanti agli ingressi ai bunker dei binari per il trasporto di materiali fin sotto terra. Qui si celano uffici, postazioni telefoniche, dormitori, cucine, sale mediche.

E’ ancora considerata zona militare e si possono osservare le aperture, fessure attraverso le pareti di cemento, da cui spuntano armi e postazioni di osservazione.

Lembach e Hunspach sono tipiche località alsaziane con le altrettanto tipiche case in legno, con i tetti a punta e le imposte delle finestre intagliate a forma di cuore, ma Lembach e Hunspach, come molti altri paesi di confine, sono i protagonisti della storia del mondo. La nostra storia, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza.

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Contare i passi

"Contare i passi. Dai Pirenei all'Oceano sul Cammino di Santiago" di Carla De Bernardi - Mursia, 2010

Per una filosofia del viaggio

"Filosofia del viaggio" di Michel Onfray - Ponte delle Grazie, 2010



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