Oggi è Kowloon Walled City Park, 130 per 240 metri, neanche 0,025 chilometri quadrati, ma fino al 1991 vi sorgeva la cosiddetta “Città dell’Oscurità”.
Kowloon è nata quando l’isola di Hong Kong è stata ceduta alla Gran Bretagna nel 1842: la Cina, per controllare le attività britanniche nella zona, decise di costruire una città murata.
Più di cinquant’anni dopo, al momento di firmare i documenti di cessione dei territori, la cittadella di Kowloon ne rimase esclusa.
L’avamposto cinese all’interno della colonia di Sua Maestà crebbe in maniera smisurata e fuori controllo. In anarchia completa.
Mancando la pianificazione edilizia, i grattacieli vennero costruiti senza alcun controllo: si aggiungevano piani e appartamenti su quelli già esistenti.
Non c’erano né ingegneri né architetti in grado di esercitare un qualche controllo in materia urbanistica e le autorità di Hong Kong avevano le mani legate.
Man mano che gli edifici crescevano, le strade si assottigliavano fino a diventare viuzze di un metro di larghezza.
Un labirinto intricato e insalubre, dove anche i raggi del sole non riuscivano entrare e le valsero l’appellativo di “città dell’oscurità”.
Una sorta di città senza leggi, se non un paio.
Laprima: impianti elettrici scoperti per evitare complicazioni in caso di incendio.
Laseconda: il tetto massimo di 14 piani per edificio per non interferire con i radar dell’aeroporto che si trovava in prossimità di Kowloon.
Fino a quando i giapponesi, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, non distrussero il centro della cittadina durante l’occupazione di Hong Kong, la città era per i coloni solo una curiosa rappresentazione della Cina del passato.
Alla fine del conflitto, la cittadella fortificata attrasse l’attenzione di trafficanti di droga e persone dedite ad attività quali lo spaccio di droga e alcol, la prostituzione e l’azzardo.
La piccola roccaforte cinese diventò un centro dove la criminalità e la perdizione vivevano indisturbate.
Gli abitanti si beffavano delle autorità di Hong Kong che non avevano giurisdizione legale in quel “pezzetto” di Cina.
Il numero di residenti aumentò fino a toccare i 50 mila con una densità pari a un milione 900 mila abitanti per metro quadro, la più alta del pianeta.
Un accordo venne poi definitivamente raggiunto nel 1991: le autorità cinesi e di Hong Kong acconsentirono alla demolizione di Kowloon.
Le persone che vivevano lì furono costrette a traslocare.
Fine di una realtà al limite della leggenda.




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