« Napoli, sui treni storici di Pietrarsa Egitto, all’ombra delle piramidi eterne 1 »


Kosovo, nel monastero di Decani - foto : Decani (Kosovo), il monastero © Raffaele Coniglio
Decani (Kosovo), il monastero © Raffaele Coniglio

Kosovo, nel monastero di Decani

di

stampa stampa

Il prezioso Monastero di Decani, struttura del 1300, è dal 2004 inserito nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Lasciata alle spalle la polverosa strada principale, solo dopo aver percorso trecento metri circa di strada sterrata, si entra in un mondo di straordinario fascino, un luogo riparato dal caotico traffico cittadino, completamente immerso nel verde delle montagne che segnano il confine con il Montenegro e l’Albania.

Una volta aver superato il controllo dei militari italiani, opportunamente avvisati dai monaci di ogni visita, si entra dentro le mura del monastero.

Sembra di ritornare indietro nel tempo. Di secoli. Qui, per nulla disturbati dalla quotidianità, modernità e dai suoi ritmi, vivono trenta monaci. Uomini alti, che sembrano ancor più magri per via delle lunghe tonache nere che indossano. Volti austeri e quasi severi, figure che nascondono sotto le lunghe barbe una tranquillità d’animo che sembra quasi surreale.

Le poche ore di visita che l’ospite passa a Decani sono sufficienti per ripercorrere decenni di storia religiosa e umana, di arte e tradizioni di questo monastero. Il portamento e il tono di voce pacato e sereno del monaco che mi guida facilitano questo viaggio-avventura, anche se non ci vuole molto per abituarsi al ritmo delle loro azioni.

Questa comunità di religiosi, un piccolo esercito di “api operaie, è autosufficiente e provvede a produrre e commercializzare miele, rakja (grappa artigianale), libri, candele di cera d’api oltre le bellissime e raffinate icone che le mani ferme ed esperte di alcuni monaci intagliano sapientemente.

Il ricco bosco che si estende nelle vicinanze del monastero fornisce la materia prima per tutte queste preziose icone e la legna per il rigido inverno. L’orto che si estende appena dietro le abitazioni dei monaci è grande a sufficienza per coltivare verdure per tutti. Per scelta e vocazione non mangiano carne di maiale. A detta loro è troppo saporita, sazia il palato ma annebbia i sensi. Mangiano carne bianca e pesce, questo si, anche se le zuppe sono il pasto quotidiano.

Forti del supporto e del controllo dei militari italiani, i primi ad essere intervenuti per salvaguardare sia questo monastero sia il Patriarcato di Pec, i monaci vivono, oggi, con tranquillità in questa parte di Kosovo che durante la guerra è stata una delle zone più calde.

La delicatezza di questo posto, per via del suo alto valore artistico, storico e religioso è tutelato dalla costituzione del Kosovo indipendente, che ha rifatto propri i principi contenuti nel Piano Ahtisaari. La zona intorno al monastero, per una superficie di oltre dieci ettari (ben oltre le strutture attigue al monastero), è sotto il pieno controllo della chiesa, dedicata all’Ascensione di Cristo, che svela il suo lato storico e artistico più interessante.

La chiesa rappresenta l’ultima importante fase dell’architettura romanico-bizantina nella regione balcanica. Costruita in marmo, Decani è la più grande delle chiese medievali dei Balcani e possiede un patrimonio estremamente ricco e ben conservato di dipinti bizantini e scultura romanica risalenti al 14° secolo.

Le innumerevoli pitture assumono un carattere quasi enciclopedico e presentano una gran quantità di figure e scene illustranti la storia universale dal momento della Creazione fino ai primi secoli dell’epoca cristiana. Praticamente tutte le pareti interne della chiesa sono coperte da dipinti. Sono più di un migliaio.

Dicono che durante i riti religiosi, tra il forte profumo di incenso, canti ossessivi ma melodici, nello scenario rappresentato dalle annerite pitture dei santi, si respiri un’aria ancora più suggestiva. Il tour a Decani, terminato dopo la lunga spiegazione di padre Stefan, mi ha lasciato sicuramente più acculturato, ma anche più infreddolito.

Il freddo delle pietre durante il pungente inverno kosovaro lascia senza fiato. Saluto i monaci presenti e i giovani militari di pattuglia e una volta giù per la stradina mi ritrovo immerso nel Kosovo rumoroso, a me familiare.

stampa stampa
LIBRI

Al di là del caos

"Al di là del caos" di Elvira Mujcic - Infinito Edizioni, 2007

Tre uomini in bicicletta

"Tre uomini in bicicletta" di Paolo Rumiz, Francesco Altan - Feltrinelli, 2002



comment Lascia un commento a "Kosovo, nel monastero di Decani"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Paolo COdo su Il giro del mondo in auto
- Anna Maria su A come Amarcord
- nicoletta luchena su Pergamon Museum, Berlino imponente
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Viaggi

Un’avventura Settemila miglia lontano da noi
di

Un’avventura Settemila miglia lontano da noi - foto : La partenza

Dal cuore dell’India a Brescia a bordo di moto e auto leggendarie: cosa non si è disposti a fare per sostenere un progetto sulla scolarizzazione infantile, senza rinunciare al gusto dell’avventura.

Storie

E se i Balcani non avessero avuto l’esplosivo?
di

E se i Balcani non avessero avuto l’esplosivo? - foto : Visegrad, il ponte sul fiume Drina - Foto tratta da Wikipedia

Intervista con Elvira Mujcic, giovane scrittrice bosniaca scappata da Srebrenica prima dell’inizio del genocidio. Viaggio fra le righe del suo nuovo libro, e nella memoria della sua martoriata terra.

Reportage

Bosnia, il silenzio storico di un eccidio
di

Bosnia, il silenzio storico di un eccidio - foto : Bosnia, cimitero musulmano © Luca Ferrari

Srebre-quella cosa là, è a grandi linee il solo nome che la gente comune collega alla Bosnia. C’è stata una guerra? Ah, sì. Forse un massacro.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter