Nel XIX secolo il suo stesso nome incute timore. E’ la meta di carovane di schiavi e teatro di atti barbarici. Circondata dalla inclemente steppa e da deserti rocciosi abitati solo da tribù selvagge e predatrici.
E’ Khiva, in usbeko Xiva. Città centroasiatica nello stato dell’Uzbekistan, confinante, tra i vari Paesi, con l’Afghanistan, oggi accogliente e suggestiva, avvolta da frutteti e da campi di cotone, la cui coltivazione forzata è voluta dai sovietici, durante gli anni del governo di Mosca.
Il suo millenario fascino è ben conservato all’interno della mura, dove si trova il centro storico cittadino che esprime tutta la sua bellezza e la sua grandiosità negli edifici, soprattutto nel minareto turchese. Un vero omaggio allo sguardo del viaggiatore.
Il clima di questa regione è decisamente freddo d’inverno e assolutamente torrido d’estate. La calura, di solito, inizia ad essere insopportabile verso il mese di giugno, ma agosto e settembre non sono da meno con i loro quasi quaranta gradi.
Khiva, per volontà e spirito di conservazione dell’allora Unione Sovietica, è un museo a cielo aperto. Interamente ricostruita per rispecchiare ciò che rappresenta un tempo. L’immaginazione deve sforzarsi di vedere quello che, in passato, abita a Khiva, ovvero la sua semplicità, la sua povertà, la sua atmosfera caotica e disordinata che caratterizza la Via della Seta.
Ovunque si vada c’è qualcosa da ammirare, ma sempre sotto forma di museo. Sono pochi gli edifici che restano fedeli al loro scopo iniziale. In ogni caso, vale la pena passeggiare all’interno della città vecchia, detta Ichon-Qala.
Qui, piccole botteghe espongono, in bella mostra, oggetti di vario tipo, solitamente ceramiche blu. Colore predominante in questa terra beige, tinta dalle tonalità della sabbia del deserto e della steppa.
Qualche venditore ambulante propone i suoi cappelli in pelle di animale. Simili a colbacchi, leggeri e coprenti. Inutile dire che, sul capo di un occidentale, si presentano come torri di lana, alte e pompose.
Il centro storico è un dedalo di vicoli e di stradine, abbracciate dalle antiche mura e al cui interno si svolge la vita vivace e le attività commerciali turistiche.
Se si ha la fortuna di conoscere Khiva a fine agosto, può capitare, nella piazzetta alle spalle del minareto, di assistere alle prove di danze femminili tipiche per commemorare il giorno dell’indipendenza (1991). Il 1 settembre.
Il momento migliore per apprezzare Khiva è verso sera, dopo l’ora del crepuscolo. La luce della luna fa brillare le mille piastrelle colorate del minareto, delle colonne, della fortezza Kuhna Ark, residenza dei sovrani (che custodisce l’harem, la zecca, le scuderie, l’arsenale, le caserme, la moschea e la prigione), e delle medresse, le scuole coraniche.
Tutto è simile ai bagliori che i raggi lunari disegnano riflettendosi sul mare.
E’ il momento migliore per apprezzare Khiva.
E’ il momento in cui la città si veste d’argento.





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