Ndugu Zangu. In lingua swahili significa fratellanza. E’ il nome dell’associazione no profit, fondata nel luglio del 1996, che fa riferimento alla comunità africana realizzata nel cuore del Kenya, a cinque ore di distanza da Nairobi, capitale dello Stato, da un lombardo che, lasciata l’Italia, dedica l’esistenza a quella della sua Africa.
Insieme ad un gruppo di africani, letteralmente cresciuti con lui nel corso degli ultimi anni, il missionario laico Luigi Panzeri, o meglio nonno Luigi – qui così lo chiamano tutti – costruisce una casa per quanti ne hanno bisogno e dirige la comunità.
Una piccola cappella, un ospedale locale, un’azienda gestita dai samburu e dai turkana, due popoli guerrieri di origine masai. Qui coltivano la terra, realizzano un pozzo per l’acqua, manutengono il canale di irrigazione, compiono viaggi della speranza per far operare bambini cardiopatici in Italia. E, non ultimo vivono insieme.
Quando i ricavi del proprio lavoro non bastano, intervengono a sostegno di Ndugu Zangu, le amministrazioni locali e non, oltre alle donazioni degli amici di nonno Luigi. E sono davvero tanti. La vita scorre in maniera semplice e drammatica al tempo stesso.
Alcuni samburu che si accampano nella boscaglia, sono malati di malaria, i bambini denutriti e gli orgogliosi guerrieri che, ancora adesso, girano con le loro lance, aspettano placidi sotto le acacie che le giornate passino. Le donne badano alle capanne, i bambini al gregge. Quando c’è.
Lontano da tutto e da tutti, in questa terra baciata dal sole, arida e difficile da lavorare, a Ndugu Zangu trovano riparo e conforto moltissime persone. I ragazzi vanno a scuola nelle vicine cittadine, grazie sempre dalle donazioni, per diventare medici, avvocati, giornalisti e non dover necessariamente seguire il destino dei padri, ovvero quello di pastori nomadi.
A Natale, oppure quando ci sono particolari ricorrenze, come matrimoni, gli uomini ammazzano un animale, di solito la mucca più vecchia, dissanguandolo dal collo e scuoiandolo per affettare la carne. E’ uno dei pochi momenti in cui posso mangiarne.
Stopposa, un po’ dura, ma cibo raro e prelibato qui. La servono sui piatti scoperti con un nuvolo di mosche che le ronzano attorno. A festa finita, il cibo viene distribuito tra quelli che non sono intervenuti al ricevimento perché tutti possano sfamarsi.
I bambini riprendono i loro giochi. E le vetture-giocattolo che scorazzano nelle case occidentali, colorate e moderne, sono sostituite da vecchie carriole spinte dalle mani di due piccoli samburu, mentre un altro finge di essere al volante, seduto all’interno.
Le macchinine, invece sono scatole di cartone le cui estremità vengono forate da sottili rametti e ad ogni punta di ramo c’è un frutto rotondo, a mo’ di ruota. I giochi sono diversi, ma i bambini sono bambini in ogni parte del mondo.





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Ciao Monica, per caso passando sul sito ho “colto” il Tuo articolo sul Kenya.
Ben descritto ma soprattutto un simbolico “flash” che mi ha ricondotto su una fantastica Terra dove ho svolto un mio uno dei miei ultimi Lavori.
Un Paese di sorrisi celati dietro una vasta innumerevole serie di problemi, una Nazione che ancora non dispone dei potenzialità strutturali per arginare il vasto imperare delle malattie che mietono le Persone come il grano maturo.
Al popolo Keniota va tutto il mio rispetto!
Un saluto.
Marco Negri
Ciao Marco, grazie per il tuo commento. Non solo mi fa piacere che l’articolo sia di tuo gradimento, ma ancora di più che tu conosca questa terra e condivida la speranza che, presto possa sfruttare le tante risorse disponibili per il proprio interesse e non esclusivamente per quello di altre nazioni.
Un caro saluto.
ciao monica, mi chiamo andrea ho 24 anni e sono di trapani…sto organizzando un reportage in kenya.vado finanziato da un associazione di volontari con la quale aiutaiamo gia da tempo in albania.sn stato 6 mesi a durazzo per lavoro e vedendo cio’ che questa associazione svolge…..sn riuscito a a capire tanto.Gia perche avvolte se nn vedi non capisci e son vai non ti rendi conto.Ho deciso quindi dipartire con una tv locale per andare in kenya per poi scendere e organizzare un evento a scopo benefico.il mio lavoro mi ha permesso di conoscere molta gente , la quale e disposta a collabborare e mettermi a disposizione tutto il necesarrio.penso che potremmo dare una grossa mano.bello l’articolo,come deve essere bella la tua persona.ciao in bocca al lupo per tutto
Ciao Andrea,
grazie 1000 x il tuo commento, ma soprattutto grazie per il tuo impegno sociale, x il tuo volontariato e x metterti in gioco in prima persona. Mi auguro che il tuo apporto in Kenya possa essere un esempio per molti altri. In bocca al lupo e, magari scrivici al rientro dal tuo viaggio.
Sono Giorgio, il vice presidente dell’associazione che sostiene Luigi. Non so se sono ancora in tempo….ma volevo a nome dell’associazione ringraziarti per le tue belle parole.
Saluti