Kenya, Rift Valley, un’enorme fossa tettonica, una spaccatura della Terra che si estende dalla Siria al Mozambico per oltre seimila chilometri. Una zona del pianeta dove la temperatura è elevata, la terra è rossa e la vegetazione contrasta, con i suoi toni di sfolgorante verde, con il resto del paesaggio.
Lontani da Nairobi, capitale dello Stato, procedendo verso nord, ci avviciniamo, in auto, non un fuoristrada, ma una di quelle che farebbero meglio a girare solo in città, al lago Baringo.
Il più settentrionale della Rit, un po’ defilato rispetto alle rotte frequentate dai turisti e dai viaggiatori. Durante il percorso, offriamo un passaggio ad una donna masai. Racconta di aver atteso per giorni che una vettura si fermasse per portarla al villaggio più vicino per poi attendere un altro passaggio fino al successivo e così via. Solo per tornare a casa dopo una visita ai parenti.
Nell’auto stiamo un po’stretti e il caldo non tarda a far notare la sua presenza. Salutata la nostra amica, l’ambiente inizia a farsi più arido. Si preannuncia il deserto, ma noi ci fermiamo prima. Sulle rive del lago. Qui non mancano strutture ricettive, ovviamente nello stile locale. E i ristorantini che fanno capolino lungo la strada emanano forti odori, già di primo mattino, di cucina.
Ogni tanto da uno di questi esce una donna corpulenta, dalle guance rubiconde, il viso sorridente, denti bianchissimi e un ampio abito colorato. La chiamano mama. Pare che qui tutte le donne adulte vengano chiamate così.
Il luogo è pieno di uccelli, ma soprattutto di ippopotami e di coccodrilli. Ma quello che ci interessa oggi è osservare un’aquila. Un’aquila particolare. La pescatrice. E’ facile procurarsi una barchetta con tanto di Caronte al seguito. Un barcaiolo che ci traghetti da una sponda del lago fino ad uno degli isolotti adagiato sulle sue acque.
La barca si muove lentamente sul filo del lago per meglio mostrarci le tante specie di animali che vivono qui. Poi, si ferma. Restiamo così qualche minuto, in silenzio scrutando con lo sguardo curioso il cielo. All’improvviso, il nostro barcaiolo, già abituato alla situazione, tira fuori da un sacco un pesciolino. Lo lancia in aria. Ed eccola. Arriva.
L’aquila pescatrice, adocchiata la preda offertale, si lancia, con movimento rapido, silente, prima dritto, poi ondeggiante, quasi nuotasse nell’aria. La fende. Afferra il pesciolino con il becco e va via. La scena si ripete diverse altre volte. Un po’ per il piacere di osservarla, un po’ perché, a quanto pare, al lago Baringo è ormai consuetudine dar da mangiare all’aquila come fosse un piccione al parco.





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Ciao Monica!
sopra il link del mio blog…più precisamente una foto di un’aquila pescatrice sul lago Nyasa in Malawi.
Sempre interessante leggerti.
Ciao!
Grazie David, sei sempre gentile.
Alla prossima.
David, ho appena visto la foto sul tuo blog. Decisamente suggestiva. Mi fa venir voglia di tornare lì! grazie.